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giovedì 7 novembre 2013

I have a dream


Zona residenziale.
Alberi. Verde. Un pezzettino di giardino, anche condominiale.
Calma, ordine, uccellini cinguettanti.
Il mare non troppo lontano.
Quattro camere: una camera da letto per noi, una per i bambini, una per il nonno, un salone dove guardare le partite, Montalbano, Un medico in famiglia (guarda un po'...), i cartoni della Disney, fare l'albero di Natale, ricevere gli amici vecchi e nuovi, ritrovarsi, tutti insieme.
Una grande cucina, con un grande piano di lavoro per impastare e preparare, un grande tavolo da pranzo, e un angolino per chiacchierare davanti a un the.
Un cane, due gatti.
E noi. Tutti insieme.
Soprattutto noi, tutti insieme.

I have a dream.

(sospiro)

giovedì 13 dicembre 2012

...e nove,



...e nove. Virgola. L'elenco non è finito, purtroppo, e andrà sempre avanti, apparentemente.

E così, domani saranno trascorsi nove anni da quel giorno che ha stravolto me e il (mio) mondo.

Se ci penso, sento ancora una fitta nello stomaco, al ricordo di me su quella terrazza insieme al Duca e di te là dentro che lottavi ancora, e ancora, non ti rassegnavi a lasciarmi. Allora non potevo comprenderlo bene come ora, quello che provavi, che hai provato da quando ci sono stata io con te. Sarà questo il motivo per il quale domani non potrà essere un giorno di lutto, per il quale non avrò l'umore nero che ci si aspetterebbe per questa ricorrenza, ma farò quello che mi sono impegnata a fare, e sono certa che non sia una coincidenza che questo impegno capiti proprio quel giorno, e non -per esempio- una settimana dopo come per tutti gli altri asili. Il giorno in cui dovrei ricordare la cosa tremenda che ci è successa, il separarci davvero e per sempre, festeggerò a modo mio il fatto che da quando c'è lui, G, e poi lui, D, ti sento più vicina di quanto ti abbia mai sentita vicina ogni singolo giorno che ci ha viste insieme nella vita terrena. Ogni giorno ti vivo, ti penso, ti cerco nei miei ricordi, e ti trovo nel mio cuore. Non te ne sei mai andata. Ci sei nel mio essere madre, perché, che questa figura sia presente fisicamente o meno, quando diventi madre è lei che ripeti, nel bene e nel male. E se da figlia ti ho tanto combattuta, adorandoti, da madre penso che tu sia stata una grande, grandissima madre. Ho tutto da imparare da te, e ce l'ho perché in quel tempo in cui ti ho avuta, tu non ti sei mai risparmiata. MAI. Mi hai lasciato un bagaglio di meraviglia, e di ricordi, ma soprattutto una riserva di amore, sparso in quelli che mi hai suggerito di tenere accanto e dentro di me, che difficilmente si esaurirà.
Per questo, oggi, non piango di tristezza, di dolore o di autocompassione, ma di amore colmo di gratitudine.
Ed è con questo spirito che domani parteciperò insieme alle altre mamme alla preparazione dell'asilo per la festina di Natale di sabato.
Perché non ho bisogno di telefonarti per sapere che cosa avresti detto di questa mia iniziativa: lo so. E rido al pensiero che tu non hai mai fatto queste cose, che non riproduco i tuoi comportamenti e le tue scelte, ma continuo a percorrere la mia strada, sulla quale tu mi hai guidata, nella libertà.

Ciao, ma'.

martedì 19 giugno 2012

Vademecum

 Ieri sera, sul dondolo sotto il cielo stellato, cullavo D che voleva addormentarsi e gli cantavo sottovoce questa canzone. Improvvisamente ho sentito agitarsi qualcosa nello stomaco, e i vent'anni che sono trascorsi da quando significava tanto per me si sono frantumati, dissolti, in una frazione di secondo. "Vent'anni" in questo caso non è un modo di dire: volevo proprio scrivere venti. Da quei giorni di primavera dei miei sedici anni, da quei palpiti, da quelle attese, da quella musica. Da quel mare. Da quella distesa di sabbia che non esiste più, calpestata quotidianamente da piedi indaffarati sotto teste lontanissime dai nostri pensieri e dalle nostre speranze adolescenti, acerbe, di allora. Lontanissime dalla mia polo rosa col suo giubbotto jeans, dalla sua maglietta metallara col mio giubbotto jeans. Da quella cabina telefonica e da quella suora, da quelle fermate dell'autobus e dalla sua voce dolcissima. Da quegli occhi verdi.
Quando G o D, a sedici anni, verranno da me a dirmi che sono innamorati, non potrò minimizzare, non potrò dir loro che sono troppo giovani per la parola amore. Dovrò dir loro che devono vivere il loro tempo intensamente, che non devono sottovalutare ciò che provano, se ciò che sentono è questo:
- l'amore è potente: spazza via ogni cosa incontri sul suo cammino, fa piazza pulita di ogni paura, di ogni emozione passata, di ogni precedente infatuazione o attrazione;
- l'amore è coraggioso: si fa beffe di ogni forma di contrasto, di ogni ostacolo geografico o sociale, di ogni persona che tenti di interferire, chiunque essa sia;
- l'amore è costante: resiste a ogni condizionamento, e soprattutto non può essere cancellato dal tempo. Questo non vuol dire necessariamente che sarà possibile, o che si vorrà, trascorrere la vita con l'oggetto dell'amore. Dopo tanto tempo se incontrassi di nuovo chi mi ha dedicato la canzone non lo troverei attraente come allora, nè ho voluto restare accanto a lui fino adesso...e neppure allora, per dire la verità. Però: l'amore che ho provato allora rimane come un segno nel mio cuore, un marchio a fuoco che non si può cancellare e che ha contribuito a fare di me la persona che sono. Un pezzo del mosaico, regalato oggi al mio amore con gli occhi verdi di adesso.

Buonanotte, buonanotte amore mio,
buonanotte tra il telefono e il cielo.
Ti ringrazio per avermi stupito,
per avermi giurato che è vero.
Il granturco nei campi è maturo
ed ho tanto bisogno di te,
la coperta è gelata e l'estate è finita...
Buonanotte questa notte è per te.
Buonanotte, buonanotte fiorellino,
buonanotte fra le stelle e la stanza,
per sognarti, devo averti vicino
e vicino non è ancora abbastanza.
Ora un raggio di sole si è fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto.
Tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di tè...
Buonanotte, questa notte è per te.
Buonanotte, buonanotte monetina,
buonanotte tra il mare e la pioggia,
la tristezza passerà domattina
e l'anello resterà sulla spiaggia.
Gli uccellini nel vento non si fanno mai male,
hanno ali più grandi di me
e dall'alba al tramonto sono soli nel sole.
Buonanotte, questa notte è per te.

lunedì 11 giugno 2012

Alea iacta est

Il dado è tratto.
Volo prenotato, stanza fermata.
Due notti senza bambini, e senza marito.
Però, con la Zia Madrina, il Saggio e forse anche (addirittura) la Fata Madrina. Come Thelma, Louise e Graziella, con nella parte di Brad Pitt il figo nato grande che non sa di essere figo, e che ai miei occhi resterà sempre un piccolo biondo col viso tondo, gli occhialetti e l'animo da guru onnisciente.
Insomma è la prima volta che vado via da casa senza G e soprattutto senza D. Senza D. Impossibile.
Eppure, devo. Devo per me stessa, ma anche per loro. Se questa è la vita che spero di fare, devo pur cominciare da qualche parte ad assaporarne i risvolti pratici e scomodi. Perciò, almeno ho la fortuna di farlo la prima volta per andare in un posto che sento profondamente mio, e in compagnia di persone per me speciali all'ennesima potenza, seconde solo a figli e marito.
Ecco, forse se non ci fossero loro con me, anzi se non ci fosse LEI, con me...ecco forse l'aereo non lo prenderei.
E ora, espletato il rituale purificatorio, posso passare alle cose serie. Il power point.

lunedì 21 novembre 2011

Ragazza fortunata

Quel giorno, chi l'avrebbe detto, è arrivato. Quel giorno è oggi, è domani. Questa sera, prima di andare a letto, impasterò, e domattina prestissimo friggerò.
La Duchessa, il Duca, il Re e il Tigrotto saranno avvolti dall'odore di fritto e zucchero che li identificherà come tarantini e che segnerà l'inizio dell'attesa del Natale. Per la prima volta in vita sua, il Re assaggerà le pettole...
Grazie, grazie, grazie. "[...] m'hanno regalato un sogno" (Jovanotti, Ragazzo fortunato).

P.S. Se tutto va bene in serata si replica con pettolata anche salata.

(Foto presa in prestito da qui.)

martedì 4 ottobre 2011

Sentiti ringraziamenti...


Elenco delle informazioni non richieste, delle domande e delle teorie, relative al parto in generale e al secondo parto in particolare. Fonti: l'uomo della strada, l'amico fraterno, il parente solerte.

1. Il secondo parto è più veloce.
2. Il secondo parto può essere molto più problematico del primo.
3. Ogni parto è diverso.
4. Ma dai, l'hai già fatto, ormai sai come si fa (N.d.A. Informazione solitamente elargita da chi non ha mai partorito)
5. Sull'albero ci sono tante pere, loro sanno quando maturare. (SIC!)
6. Ma non ti sei stancata di avere la pancia?
7. Ma non hai finito i mesi?
8. Ma non hai voglia di vederlo?
9. Dopo provate la femmina?
10. Vedrai che andrà tutto bene.
11. Io del secondo ho sofferto molto di più.
12. E come farete dopo che sarà nato con l'altro?
13. E tuo figlio con chi starà?
14. Dovrete chiudere il bambino più grande nel box.
15. Dovrete confinare il bambino più grande nella vasca da bagno.
16. Il più grande sarà geloso.
17. Perché non mandi il più grande al nido così sei più libera?
18. E la tesi?
19. Dai, tanto quando è il momento te ne accorgi.
20. Non si partorisce senza dolore.
21. Una mia amica ha partorito il secondo mentre si stava addormentando, le ostetriche la dovevano tenere sveglia a suon di schiaffi.
22. Io queste gravide che partoriscono senza accorgersene ancora le devo incontrare (la ginecologa...)
23. Io del secondo ho avuto lo scoppio della vagina.
24. Una mia amica ha partorito il secondo per le scale.
25. Una mia amica ha partorito il secondo in macchina.
26. Mia cognata ha partorito il secondo nel corridoio prima di arrivare in sala travaglio.
27. Se non la smetti di dire che non sei pronta il bambino non nasce.
28. Devi camminare, la pancia è ancora alta.
29. Però la pancia è scesa!
30. Fatti fare l'analgesia, è una passeggiata!
31. Con l'analgesia il parto è molto più lungo.
32. Vedrai che non farai nemmeno in tempo a richiedere l'analgesia.
33. Ma sono due?

(To be continued: sicuramente, se non nasce nemmeno oggi...)

domenica 25 settembre 2011

Le prove


SE nascerai con la faccia da tigrotto avremo le prove che è possibile visualizzare il volto del proprio figlio che sta per nascere, ad un livello di coscienza sospeso oltre la razionalità. E sì, perché stamattina ho sognato che vedevo un faccino di tigrotto glabro, tutto rosa chiaro, che sembrava tanto la faccetta di un bimbo appena nato...però in effetti trattavasi di un vero tigrotto tutto spelato che i cinesi vendevano al mercato, sul banco macelleria (bbbrrrrrr) : SE NON avrai la faccia da tigrotto il mio sogno e la sua visualizzazione saranno le prove che è meglio non mangiare pesante la sera prima di andare a dormire...

sabato 24 settembre 2011

La sindrome del Mulino Bianco


Già, lo ammetto, sono malata.
Tutta colpa di questi qui.
Di questi qui che hanno bombardato la mia infanzia di figlia unica con immagini di famiglie riunite intorno ad una tavola ben apparecchiata e imbandita con cibo genuino cotto al forno e che apparivano felici per il solo fatto di essere più di tre e tutti assieme.
Tutta colpa loro se adesso il forno di casa mia procede a pieno ritmo a sfornare crostate e pizze e teglie varie, se mi sono ritrovata due pance gigantesche in due anni, se mi sono creata il mito dell'unica famiglia numerosa che conoscevo come della più perfetta, da cui prendere esempio, da riprodurre assolutamente, pur rendendomi conto con l'età della ragione, dei denti del giudizio e della consapevolezza che in effetti fa acqua da tutte le parti.
Tutto merito loro se a pochi giorni dal secondo parto mi sto rendendo conto che la mia famiglia sta per allargarsi per davvero avvicinandosi a quel modello che ho vagheggiato, che sul serio intorno alla mia tavola ci saranno quattro persone, che veramente il mio piccolo Duca non sarà costretto a crescere raccattando amicizie improbabili pur di non restare solo...come più di qualche volta mi è capitato PRIMA dell'età della ragione, dei denti del giudizio e della consapevolezza. Se a pochi giorni dal secondo parto mi sto aggrappando a queste immagini per scacciare quelle del partorire in sé, delle innumerevoli notti in bianco che seguiranno, delle difficoltà di gestione di due bambini piccoli di cui uno avrà necessità del silenzio più placido e l'altro vive da zingaro e vastaso, delle salite e discese dal quinto piano con due passeggini, della stanchezza inguaribile, della mia tela di Penelope debitamente incompleta e interminabile (ancora...), se in qualche modo questi foschi pensieri dettati dalla spossatezza e dall'impazienza e dall'impreparazione e dal naturale timore dell'ignoto si stanno tenendo a debita distanza, è tutto merito loro.

mercoledì 31 agosto 2011

Appunti, e (buoni) propositi

Voglio tornare a casa.
Non è che abbia tutta questa voglia di lasciare il mare, ma ho una voglia ancora più grande di rinchiudermi nel mio nido. Quello interiore non mi basta più, ho superato il limite; ora mi serve il nido tangibile, evidente di casa mia. Mi mancano:

- il mio telefono fisso (e le telefonate con te che sei tornata a casa ieri e con la mia AmicaQuasiSposa)
- il mio frigo, ordinato e funzionante
- la mia lavastoviglie, che lava i piatti al posto mio e non mi fa sentire una panzona senza rimedio
- la mia lavatrice, 7 kili di morbidezza
- la mia veranda, che cambia sempre volto, e nonostante la moria di piante che ci troverò
- il mio leeeeeeeetto, comodo, con le mie lenzuola, la mia tv anche se sempre spenta, tutte le cose mie del Duca del Piccolo Duca sparse in giro e chissene
- il mio tavolo, grande grande, e mangiare con il Duca soli soli parlando di tutto, e le serate con gli amici profondi che non si lasciano fermare dal quinto piano e dal disordine e dalle mie paturnie.

Mi mancheranno, però:

- i pini alla mia destra, immensi, a vegliare sulla casa delle mie radici
- il mare, a portata di mano e di gambe e di testa
- il Cohiba, mondo ordinato, uguale ogni giorno, coi sorrisi del personale e di Anna e le altre mamme con gli altri bimbi, che è stato la mia dimensione e il mio rifugio e il mondo fatato del Piccolo Duca
- la Zia con la Z maiuscola, sempre maiuscola
- il Cavalluccio Marino e i suoi genitori
- le colazioni all together peace&love (quelle di quest'anno credo siano state le ultime)

Non  mi mancheranno, invece:

- gli spazi ristretti e minati
- il Gran Maestro
- la sensazione di essere di troppo, nel posto sbagliato, di usurpare diritti di altri
- il silenzio di quando dici "Buongiorno" e non ricevi risposta (almeno ieri c'erano i monosillabi girata dall'altra parte)
- la confusione di una stanza troppo piccola e della mia testa fragile che non ne viene a capo
- la sensazione di dover chiedere il permesso, di dover ricevere un voto e di riceverlo sempre sotto la sufficienza
- il caldo tremendo che non lascia scampo.

Detto ciò, non vedo l'ora di essere a casa mia, per:

- preparare ogni cosa per l'arrivo dell'utrapiccolo
- mettere a posto ogni singolo angolo di ciò che è mio e che amo e di cui posso disporre come meglio credo
- tenere spenta la TV e portare fuori il piccolo Duca
- tagliare di nuovo i capelli, e poter fare una doccia ogni sera e ogni mattina senza farmi scoraggiare dal trascorrere del tempo
- preparare la valigia per l'ospedale, senza ansia e con le cose che mi fanno sentire a posto.

"Tutto il resto, è nebbia..." 

martedì 2 agosto 2011

Reset


Ecco, a questo dovrebbe servire "andare in vacanza": staccare da tutto, mollare il colpo e rifugiarsi altrove, in una realtà diversa da quella quotidiana, prendendo abitudini diverse dalle solite, mangiando in modo diverso, dormendo in modo diverso, vivendo in modo diverso. Tutto ciò dovrebbe "risciacquare" l'anima dalle tossine che essa stessa produce, rinfrancare lo spirito, come un lungo sonno ristoratore pieno di sogni che rielaborano gli eventi per i fatti loro per lasciare spazio libero per nuove informazioni.
Questa volta ci ho messo anche tre settimane senza pc e senza internet, il cambio del sistema operativo, il pc tornato "nudo", vuoto, così l'effetto della piccola rivoluzione è ancora più d'impatto.
Sul piatto anche un azzeramento della folta chioma, pochi vestiti nell'armadio, il cucinare il meno e il meno elaborato possibile.
Eppure ciò che sento non è estrema leggerezza ma un certo sradicamento, come se uno al mattino si guardasse allo specchio e trovasse una faccia sconosciuta.
Ma dopotutto, non era quello che volevo, tornare a zero per ricominciare da capo? Trovarmi di fronte all'essenziale per ritrovare il centro?
Chissà che non lo trovi definitivamente, nell'odore del mare, nel sorriso monello di G, nella routine semplice che cerco di seguire, nel silenzio delle mattine presto, nell'attesa del nuovo inevitabile ineluttabile radicale cambiamento che si compierà in autunno...

venerdì 3 giugno 2011

Amidgala

Che Madre Natura ha ideato un meccanismo in base al quale il dolore del parto si dimentica. Cioè, ricordi di aver sofferto, ma non ricordi il dolore in sé. Conservi il ricordo razionale, quello emotivo, quello ambientale, ma non quello fisico. Se così non fosse nessuno partorirebbe più di una volta, credo. In qualche modo la mente fa prevalere tutto il resto sul ricordo del dolore fisico, sicuramente per salvaguardare la specie.
Inoltre ti dà del tempo minimo per recuperare, qualche mese mentre allatti o cmq mentre il bimbo è piccolo piccolo e ti assorbe totalmente, un po' di mesi per decidere se vuoi riprovare, e poi ben nove mesi per vivere una lunga, lunghissima gestazione in cui il peso della pancia aumenta sempre più, le gambe si gonfiano insieme al resto del corpo, la stanchezza ti sopraffà e in men che non si dica sei arrivata al nono mese e faresti qualunque cosa per liberarti del fardello che ti separa dall'abbracciare tuo figlio, fi-nal-men-te.
Per tutte queste ragioni dovrebbe esserci una legge per cui le persone che sono state insieme in sala travaglio o in sala parto non dovrebbero incontrarsi mai più. Il meccanismo perfetto di Madre Natura funziona solo in assenza di testimoni. Non dovrebbe essere possibile passare una serata con chi ti ha visto in quel frangente, perché sentirà il bisogno di liberarsi di quelle immagini e di raccontarti per filo e per segno quanto hai sofferto, come ti contorcevi dal dolore, come gridavi "Fatemi il cesareo, vi prego". Così come è accaduto a me ieri sera, a me stolta che ho deciso - pochissimo previdentemente - di incontrare di nuovo la ragazza con cui ho partorito G, la quale ha dovuto assistere alle mie tre ore quando lei se ne è schioppate ben tredici con qualche complicazione e ha finito alla fine ben sette ore più tardi di me. La stessa che ha assistito (come tutto il reparto del resto) alla mia crisi di pianto per l'allattamento, preda degli ormoni e di me medesima. La testimone perfetta di tutta la mia fragilità in quella situazione.
E adesso, naturalmente, Amidgala scalpita ai margini della mia coscienza. Mi dice, la signorina, che è pronta, ai blocchi di partenza, che lei ha conservato ogni singolo aspetto e millimetro e nanosecondo di quella esperienza, e di non preoccuparmi: troverà certamente un odore come gancio per farmi ricordare tutto, al momento opportuno, quando sarò di nuovo così fragile e terrorizzata e starò entrando da sola in sala travaglio senza sapere quanto tempo ci starò e se andrà tutto bene e chi ci sarà e quale ostetrica e quale dottore e che ora sarà e G con chi starà ODDIOOOOOOOOOO.
Grazie, grazie infinite per la serata di ieri.

martedì 31 maggio 2011

Carbonara vegetariana

Ingredienti (per 4 persone):
8 zucchine lunghe medie
1 spicchio d'aglio
olio evo q.b.
4 uova (2 intere, 2 solo tuorlo)
formaggio grattugiato a piacere
sale & pepe q.b.
pasta secca a scelta (noi di solito spaghetti o vermicelli)

Preparazione:
Metto su l'acqua per lessare la pasta. Mentre questa si scalda, taglio a rondelle sottili le zucchine e le faccio rosolare in padella con un po' d'olio in cui ho lasciato dorare lo spicchio d'aglio, aggiustando di sale e pepe. Quando calo la pasta, sguscio le uova (2 intere + 2 soli tuorli) in una terrina, le condisco con sale, abbondante pepe e formaggio grattugiato e mescolo tutto bene con una frusta a mano o con una forchetta.
Verso poi la pasta scolata sulle uova, mescolo bene perché sia ben condita, poi tuffo tutto nella padella con le zucchine fumanti e spengo immediatamente il fuoco. Continuo a mescolare energicamente perché le uova si cuociano un pochino, fino alla consistenza desiderata e facendo attenzione che il tutto con si asciughi troppo.
Servo con una spolverata di parmigiano grattugiato.

Ancora una ricetta lobotomizzante per raggiungere il pomeriggio rimanendo zen. Nel frattempo sono rimasti: una valigia da svuotare, il bagno da lavare, una lavastoviglie da riempire, i tappeti da tirar dentro, e un'altra lavatrice. Ce la posso fare...

lunedì 30 maggio 2011

Stand by

Tornati dal lungo weekend matrimoniale nella Capitale, oggi è giorno di pulizie di casa e mentali.
Già è partita una prima lavatrice, poi una seconda; in mezzo ordine in giro per casa, una passata di Roomba, una lavata di pavimento con mix di detersivi per lasciar vagabondare liberamente il piccolo Re senza sfidare troppo la sorte e i suoi anticorpi, una sistemata di abiti tirati fuori dalla valigia. Direi che per essere l'ora di pranzo ho fatto abbastanza...tranne che non so ancora che cosa mangiare. Penso che dopo continuerò a ruota libera, a stendere e ritirare panni, sistemare tutto nei cassetti, lavare il bagno, riempire e svuotare una lavastoviglie, spolverare (addirittura), forse inventerò una cena interessante o forse mi rifiuterò di cucinare: in stand by mentale ed emotivo fino a domani pomeriggio.

sabato 14 maggio 2011

Due centimetri?

Ma quanto saranno grandi i tuoi piedini?
Un paio di centimetri?
Quanto tutto è relativo: la Natura mette in quei due centimetri una potenza che ha dell'incredibile. Un fruscio, una capriola, un passetto di danza, e tu sei VERO. Tutto quello che non ho saputo credere, forse accettare, accogliere sul serio, finora, diventa vero, disarmante, impossibile da non vivere, con qualche passetto di danza lì sotto, nella mia pancetta bassa, quei calcetti accarezzano la mia anima di mamma che non osava sognare di avere ben due bambini e di riuscire a regalare un fratellino al piccolo Re che ogni giorno diventa più sorprendente, meraviglioso e adorabile.
Ti aspettiamo, ti aspetto, piccolo ballerino di samba...abbiamo ancora tanti mesi per comunicare in segreto da cuore a cuore, da organismo a organismo, da anima ad anima, io e te. Ma sappi che la mamma ti aspetta, è pronta ad abbracciarti e ad adorarti.
Ciao piccolo amore secondo.