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giovedì 17 maggio 2012
Genoveffa
E infine la Creatura, Frankenstein, insomma Penelope, furono presentati al pubblico competente per ricevere solenne giudizio e ufficializzazione. E venne fuori che effettivamente trattasi di personaggio apprezzabile, gradevole alla vista, dignitoso, efficace.
Certo, c'era una macchiolina sul vestito. Certo, c'è stato da ridire sul nome di battesimo. Ma va più che bene così. Benissimo. E sono contenta, soddisfatta, di poter voltare questa pagina vittoriosa.
Lo ammetto, oggi sono fiera di me.
E grata. Ma questa è un'altra storia, e la racconterò un'altra volta.
martedì 27 marzo 2012
Ebbene
[rosedinverno.it]
Ebbene, Frankenstein, finalmente, vide la luce.
Ecco, gli mancano giusto gli accessori e lo smalto alle unghie, ma la creatura prese a camminare.
Bella o brutta, la tela di Penelope, infine, fu terminata.
In versione sciarpetta, ma mi accontento. In fondo, è pur sempre un capo jolly.
No?
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giovedì 8 marzo 2012
Pensare al contrario
Ho passato due anni a sentirmi in colpa per non aver dato o il giusto peso, il giusto valore, al mio percorso di studi, mettendo davanti ad esso altre priorità.
Ma adesso, che sto finalmente davvero concludendolo, riesco a vedere il dopo. E, in questo dopo, in fondo non conta che cosa ci sarà o non ci sarà. Mi piacerebbe, sì, che ci fosse un senso a tutto questo lavoro, a tutti questi sacrifici, a tutto questo tempo rubato alla mia "vera" vita; mi piacerebbe, sì, pensare a me stessa in quel ruolo, ai miei giorni dedicati a ciò che più mi stimola e mi apre la mente; sì, mi piace l'idea.
Ma sai che c'è? Alla fine, che tutto questo ci sia o non ci sia, dove mi porterà la strada del lavoro, non conta.
Perché ho provato a immaginare se il contrario sarebbe stato meglio, se sarei stata migliore o più felice se avessi scelto l'altra strada del mio bivio concludendo in tempo due anni fa, e la risposta è stata una risata: ma certo che no, vuoi scherzare??
E davanti a questo il mio senso di colpa si frantuma, si dissolve: alla fine, anche se nessuno dei miei sogni "di gloria" dovesse realizzarsi, avrò sempre ciò che più conta, ciò che conta veramente, ciò che è realmente sufficiente a fare la felicità di una persona: due meravigliosi bambini. Tutto il resto può assumere qualunque colore, non importa, ci vestiremo di rosa di azzurro di verde di arancio, con conta. Ogni mattina troverò i loro occhi, i loro sorrisi, sarò accanto a loro lungo il cammino, finché avrò vita.
Questo, è quello che conta davvero.
Ma adesso, che sto finalmente davvero concludendolo, riesco a vedere il dopo. E, in questo dopo, in fondo non conta che cosa ci sarà o non ci sarà. Mi piacerebbe, sì, che ci fosse un senso a tutto questo lavoro, a tutti questi sacrifici, a tutto questo tempo rubato alla mia "vera" vita; mi piacerebbe, sì, pensare a me stessa in quel ruolo, ai miei giorni dedicati a ciò che più mi stimola e mi apre la mente; sì, mi piace l'idea.
Ma sai che c'è? Alla fine, che tutto questo ci sia o non ci sia, dove mi porterà la strada del lavoro, non conta.
Perché ho provato a immaginare se il contrario sarebbe stato meglio, se sarei stata migliore o più felice se avessi scelto l'altra strada del mio bivio concludendo in tempo due anni fa, e la risposta è stata una risata: ma certo che no, vuoi scherzare??
E davanti a questo il mio senso di colpa si frantuma, si dissolve: alla fine, anche se nessuno dei miei sogni "di gloria" dovesse realizzarsi, avrò sempre ciò che più conta, ciò che conta veramente, ciò che è realmente sufficiente a fare la felicità di una persona: due meravigliosi bambini. Tutto il resto può assumere qualunque colore, non importa, ci vestiremo di rosa di azzurro di verde di arancio, con conta. Ogni mattina troverò i loro occhi, i loro sorrisi, sarò accanto a loro lungo il cammino, finché avrò vita.
Questo, è quello che conta davvero.
martedì 25 ottobre 2011
Patchwork (o La Creatura)
Quella che doveva essere la bella, perfetta, eccellente tela di Penelope si sta velocemente trasformando in una Creatura (mostruosa) fatta di pezze varie cucite fra loro alla bell'e meglio. Un capolavoro di attacca e stacca, uno stupefacente patchwork di tutto ciò che ho studiato-letto-elucubrato in questi lunghissimi quattro anni. In breve: un Frankenstein.
Speriamo almeno che venga fuori simpatico come quello di Mel Brooks. Anche perché l'alternativa era il non dare mai più vita al mostro.
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