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lunedì 23 settembre 2013

Palloncino amaro

Un bel palloncino grigio voli via da questa pagina, portando con sé queste amare considerazioni.
Il genitore che non voglio essere:
- per andare a trovare suo figlio aspetta di essere invitato;
- se viene invitato dice che sta bene a casa sua e che altrove si sente a disagio;
- non invita a casa sua suo figlio perché la sua casa non è abbastanza accogliente;
- non chiede mai a suo figlio se ha bisogno di qualcosa;
- non si domanda mai come fa suo figlio a stare solo tutto il giorno con due bambini piccoli, se ha bisogno di aiuto o di compagnia;
- non se la sente di stare coi nipotini.
Infine, e sintetizzando:
- ritiene di non essere fondamentale nella vita del figlio.
Questo è il genitore che ho, e che spero di non essere.
Spero di non usare le mie debolezze e le mie paure come uno scudo verso chi mi ama profondamente, e per cui sarò sempre fondamentale. Spero di non nascondermi dalle dimostrazioni di affetto per paura di mostrare le mie emozioni. Spero di non preferire la solitudine e la televisione alla compagnia di chi amo. Spero di non usare l'inesperienza come un alibi per non fare ciò che è necessario.

venerdì 12 aprile 2013

Anna e il tatuatore


Ma si può, all'età mia, emozionarsi per una ragazzina di fantasia che viene baciata dal ragazzo sbagliato di fantasia per il quale si è presa una cotta colossale di fantasia?

Così scrivevo lunedì, dopo aver visto la puntata di "Un medico in famiglia" di domenica, registrata perché domenica sera ce l'eravamo perso (nziamai!). Mi sono sentita un'idiota per il cuore che mi batteva alla scena in cui Anna Martini, la piccola di famiglia, va a fare una piazzata al ragazzo del quale si è innamorata, che la respinge per proteggerla, e che si conclude con 'sto figo che la rincorre, la ferma e la bacia teneramente e con trasporto. Ho poi scoperto di non essere l'unica imbecille, ma che molte altre donne più o meno coetanee avevano vissuto la mia stessa emozione.

Rimugino da giorni su questo fatto, e rimugina che ti rimugina sono giunta a una conclusione.
Il fatto è che io me lo ricordo benissimo il mio "tatuatore". Vabbè, io di anni ne avevo venti e non diciassette, non ero proprio una bambina ma neppure una donna. Lui...anche lui era alto, era gentile, era affascinante, e soprattutto era quello sbagliato. Sbagliatissimo, per l'esattezza. Io lo sapevo, lui lo sapeva, tutti quelli che mi amavano lo sapevano, ma si sa che contro l'attrazione magnetica non si può andare. Fu una storia intensa, struggente, dal prevedibile quanto previsto finale di M, anzi come dice la mia amica D, una di quelle situazioni che "parte a razzo e finisce a cazzo" che hanno colorato tanti anni della mia adolescenza e giovinezza; questa però ha lasciato il segno come un tatuaggio invisibile a perenne monito di quale sia il tipo d'uomo da rifuggire con tutte le proprie forze a meno che non si voglia continuare a farsi del male invece di vivere felici e contenti con accanto qualcuno che sia l'uomo-per-me-fattoappostapermè.
È che nella vita di tutte noi c'è stato un Emiliano, e non è abbastanza vicino nel tempo da causarci una punta residua di dolore al cuore ma neppure tanto lontano da suscitare distacco e tenerezza per la ragazzina che siamo state. Il ricordo di lui si trova in quel limbo per via del quale non siamo ancora entrate del tutto nella parte della donna adulta (!!) anche se abbiamo dismesso da tempo e con leggerezza i panni della giovincella sgarzilla, dunque ancora è capace di urlare se sollecitato benché schiacciato da tutti i sogni che si sono realizzati e da ciò che abbiamo finalmente ricevuto e conquistato.

Infine, diciamocelo: quanto cappero è figo 'sto ragazzo che hanno preso per la parte di Emiliano?? E quella voce???

mercoledì 2 gennaio 2013

Il tempo per

Dicono che il tempo sia relativo. Che sia una convenzione.
Sarà.
Intanto, è il padrone delle nostre vite.
Lui decide quali contenuti puoi gestire, e quindi in definitiva ha l'ultima parola sulla qualità della tua vita.
Se, per esempio, devi lavorare X ore al giorno, quelle X ore non sono tue, ma sue; a te rimane il resto, resto nel quale - va da sé - puoi inserire solo cose che in quel segmento ci stanno.
Il padrone del mio tempo è un tiranno. Mi fa vivere in uno stato di continua schiavitù, nel quale l'ora d'aria stordisce e sembra sempre troppo breve e vuota.
Ecco, per questo 2013 mi servirebbe un miracolo: un padrone del tempo più mite, più elastico, più buono. Che mi lasci abbastanza tempo per cose da fare coi bambini, passeggiate nella natura, cose belle e pensieri leggeri. Sono piccole cose ma è tutto ciò di cui ho bisogno.
No, non è vero. Sto mentendo.
Ciò di cui ho bisogno è di avere te accanto, nel fare cose coi bambini, nel passeggiare nella natura, nelle cose belle e nei pensieri leggeri.
Ma le tue catene del tempo sono molto più grosse delle mie, e di acciaio inossidabile.
E io comincio ad avvertirne i segni sulla pelle.

lunedì 2 luglio 2012

Ancora sul Patronus

Il Patronus ieri è venuto a trovarmi spontaneamente, e mi ha fatto notare che le cose belle che sono state in mezzo alle cose brutte del mio percorso non sono state meno belle perché sono accadute in mezzo alle cose brutte.
Le cose belle sono belle, e basta.
Rinunciarvi per paura che siano accompagnate da catastrofi è un controsenso. Sono le cose belle che ci fanno restare aggrappati al ricordo di quanti ci hanno lasciato, che rendono la vita degna di essere vissuta, e alla fine importa poco quanto durerà: l'importante è che cosa mettere dentro il tempo che abbiamo. E io ci voglio mettere dentro tante cose belle.
Eh, sì: il mio Patronus è proprio una farfalla.
E comincio a pensare che somigli sempre di più a quello di Harry. La farfalla è libera dentro nonostante tutte le sue limitazioni e la sua delicatezza, la farfalla fa sorridere le persone, il suo passaggio non lascia indifferenti. Mi ricorda qualcuno.

lunedì 25 giugno 2012

Amico Albert


"Imagination is more important than knowledge. For knowledge is limited to all we now know and understand, while imagination embraces the entire world, and all there ever will be to know and understand" (Albert Einstein).
E che mi dici, amico Albert, di quando vuoi tradurre l'immaginazione in realtà? Nessun aforisma illuminante, su questo?

Perché nell'immaginazione il prototipo di madre sotto il quale voglio essere classificata è:
a) una donna. Non un semplice mammifero di sesso femminile con biancheria da ospedale/antistupro, pigiami di pile, vestaglia a portata di mano, capello trascurato e scarpa bassa qualunque. Una donna. Femminile, curata, che si vuol bene e si prende cura del proprio aspetto. Non solo perché questo voglio essere, ma anche - e soprattutto - perché i miei piccoli devono imparare che prendersi cura di sè è già volersi bene, e che le persone sciatte non piacciono a nessuno.
b) una lavoratrice. Una che esce di casa al mattino e svolge attività fuori casa, più o meno soddisfacenti. E non solo perché se non lavoro anche io il Duca prima o poi schiatta, e perché se non lavoro Belfagor si fa grandissime beffe del mio mind bug, ma anche - e soprattutto- perché i miei piccoli devono imparare il valore del lavoro e dei soldi faticati.
c) una cuoca. Una che quando i piccoli e gli amichetti dei piccoli, gli amici, i familiari più disparati, mangiano alla sua tavola sono felici e soddisfatti.
d) una rezdora. Una che la sera prima di andare a letto mette tutto a posto, che se i ladri arrivano di notte non pensano "ah di qua ci sono già passati", che dopo pranzo non crolla sul divano persa dentro una puntata di Bones ma rassetta, lava i piatti e rimette in ordine il nido. E non solo...maancheesoprattutto l'hogiàdettooo? Perché i piccoli devono vivere nell'atmosfera in cui "a ogni giorno basta il suo affanno", che quando si va a nanna si chiude la giornata, che domani è un altro giorno che non si porta dietro gli strascichi del precedente.

Nella realtà, invece:
1) mentre scrivo sono le 14:08, e io sono ancora in camicia da notte, con l'ascella radioattiva e i piedi neri. Le vere donne la mattina si lavano, si cambiano, e camminano con le ciabatte, preferibilmente corredate di tacchetto e pelo.
2) la mia casa al mattino è quasi sempre un campo di battaglia, i piatti li lavo sempre la mattina, e se facessero ancora Bones lo preferirei a ogni altra attività.
3) il pranzo di oggi consiste in alcune fette di pane cucinato dalla Zia B con sopra due dita di Philadelphia.
4) domani parto. due giorni senza bambini. solo 30 misere ore, in un posto che amo, con l'amica speciale. eppure non riesco a sentire il meraviglioso sapore della libertà e dell'essere una specie di donna lavoratrice come nella mia immaginazione. Sento solo che è impossibile, non ce la posso fare. Non voglio non voglio non voglio stare così tanto tempo senza di loro.

Un sonoro vaffa all'immaginazione.

lunedì 11 giugno 2012

Alea iacta est

Il dado è tratto.
Volo prenotato, stanza fermata.
Due notti senza bambini, e senza marito.
Però, con la Zia Madrina, il Saggio e forse anche (addirittura) la Fata Madrina. Come Thelma, Louise e Graziella, con nella parte di Brad Pitt il figo nato grande che non sa di essere figo, e che ai miei occhi resterà sempre un piccolo biondo col viso tondo, gli occhialetti e l'animo da guru onnisciente.
Insomma è la prima volta che vado via da casa senza G e soprattutto senza D. Senza D. Impossibile.
Eppure, devo. Devo per me stessa, ma anche per loro. Se questa è la vita che spero di fare, devo pur cominciare da qualche parte ad assaporarne i risvolti pratici e scomodi. Perciò, almeno ho la fortuna di farlo la prima volta per andare in un posto che sento profondamente mio, e in compagnia di persone per me speciali all'ennesima potenza, seconde solo a figli e marito.
Ecco, forse se non ci fossero loro con me, anzi se non ci fosse LEI, con me...ecco forse l'aereo non lo prenderei.
E ora, espletato il rituale purificatorio, posso passare alle cose serie. Il power point.

martedì 27 marzo 2012

Ebbene

[rosedinverno.it]

Ebbene, Frankenstein, finalmente, vide la luce.
Ecco, gli mancano giusto gli accessori e lo smalto alle unghie, ma la creatura prese a camminare.
Bella o brutta, la tela di Penelope, infine, fu terminata.
In versione sciarpetta, ma mi accontento. In fondo, è pur sempre un capo jolly.
No?

lunedì 13 febbraio 2012

Defrost

Che no, non sono pronta per lo scongelamento.
Però la porta del freezer è ormai aperta e non posso tornare indietro, il processo è innescato.
E con esso, ecco accesa la miccia di tutte le mie paure più  profonde e inattaccabili.
Una volta chiuso questo lungo capitolo, dovrò andare avanti, e non ho idea di come sarà. Finora, il mio essere mamma, donna, è stato congelato dentro questa tela-di-penelope, mentre ora la barca di ulisse si intravede in lontananza, ogni giorno più vicina, e io non posso più smettere di tessere, sto portando a termine questo lavoro, con grande fatica e sempre più spaventata dal dopo. Così me lo dipingo fosco, tragico, terribile, in modo da giustificare la mia paura di cambiare, di affrontare nuove sfide, nuovi esami, semplicemente: nuove cose. Sono sempre stata così: tanta voglia di viaggiare e terrore di catastrofi quando la data della partenza si avvicina, tanta voglia di abbracciare finalmente i miei bambini e blocco assoluto quando il parto si avvicinava. Sono così anche nelle piccole cose pratiche: un sacco di tempo sul bordo dello scoglio quando fa caldissimo l'acqua è tanto meravigliosa mi attira da morire ma io no non mi butto sì ok adesso mi butto no non ce la faccio e se è fredda? e se mi tuffo male? è sicuramente fredda...ma è così bella....non ce la faccio, ok sì ce la faccio che vuoi che sia. no, non ce la faccio. poi finalmente mi butto ed è bellissimo....ma mi sfugge il pensiero che alla fine mi convince a buttarmi. proprio quel pensiero che mi servirebbe ora, che sto esattamente sul bordo dello scoglio a immaginare scenari catastrofici da ogni possibile angolazione, pur di trovare una scusa per non buttarmi nell'acqua che forse mi darà sensazione di freddo che mi dà un senso di ignoto che non so se saprò affrontare.
E lo so da che trauma nasce tutta questa paura, e lo so che tanto poi mi piace sempre una volta che la pagina cambia, e lo so che è inevitabile andare avanti, e lo so che per quanto io ci pensi non posso far niente per cambiare il futuro prima che esso si compia, e lo so che è inutile pre-occuparsi, che tanto quando una cosa brutta arriva non è meno brutta perché io ora ci sto pensando. E lo so anche che ho affrontato grandi difficoltà, che sono caduta sempre in piedi, che ho superato la tempesta perfetta, lo so. Ma se pensassi che posso affrontare qualsiasi cosa dovrei farmi curare, immagino. Si chiamerebbe delirio di onnipotenza e fra le mie tante malattie mentali questa proprio non c'è.
L'altro giorno una persona che non mi vedeva da molti anni mi ha chiesto: "ma che cosa usi per non diventare grande?". Semplice: scappo. Sull'isola che non c'è. Ho sempre detto che James Matthew Barrie era un grandissimo genio, incompreso.

lunedì 6 febbraio 2012

Da qui


Me ne accorgo così
Da un sospiro a colazione
Non mi piace sia tu
Il centro di me
Niente mi porterò
Solo vento tra le mani
Più leggera sarò
Sospesa
Sorriderò prima di andare
Basterà un soffio e sparirò
Forse sarà pericoloso
Forse sarà la libertà
Mi guarderai e vedrai una
Eppure non sarò sola
Una novità sarà
E mi porterà
A non fermarmi mai
Non voltarmi mai
Non pentirmi mai
Solo il cielo avrò sopra di me
Solo il cielo avrò sopra di me
Ricomincio da qui
Da un'effimera illusione
Mi risveglio e ci sei
Ancora tu
Qui

(Malika Ayane)

lunedì 28 novembre 2011

Lunedì

Quando ti svegli già stanco, ti senti aggredito da una batteria di cosine da fare e dal peso di una settimana che comincia già col carico di ciò che dovevi fare nella precedente, ma al tempo stesso odi una vocetta nella tua testa che suggerisce tutte le attività carine e prenatalizie che potresti fare, puoi starne certo: è lunedì. Più precisamente, un bel lunedì di fine novembre che al tragico pensiero di che cosa avresti dovuto completare la scorsa settimana e ti ritrovi tra i piedi in questa, unisce la consapevolezza che in realtà in questo mese avresti dovuto fare cose che sei costretta a fare in quello che sta per arrivare, che fra l'altro dura solo una ventina di giorni prima che il calore natalizio avvolga ogni cosa e mandi la tua voglia di lavorare definitivamente a ramengo.
Lista delle attività che la vocetta suggerisce:
a) sperimenta i biscottini natalizi con glassa bianca a decorazione!
b) shopping online per rinnovo guardaroba post seconda gravidanza!
c) che ti metterai la sera di Natale? e il giorno, di Natale?
d) che piatto sperimento per il pranzo di Natale? che dolce che dolce che dolce???
e) quando facciamo una bella passeggiata fino al mercato col tigrotto?
Lista delle cose da fare davvero, invece, oggi:
1) preparare frittata di pasta per pranzo col Piccolo Duca
2) lavatrice 60°
3) stirare bianchi lavati ieri
4) dare le medicine ai bambini
5) lavare biberon del Tigrotto e farlo mangiare
6) tre ore di studio matto e disperatissimo
7) mettere a posto robbbbbe già stirate
8) preparare cena sostanziosa per il Duca che sta tutto il giorno fuori
9) aggiornamento organizzazione regalo di laurea Rory
10) meal planning per la settimana + lista della spesa
11) dare un'occhiata a vestiti di seconda mano da smistare
12) adesso non mi viene in mente più niente ma qualcos'altro sicuramente c'è.
E già: è proprio un maledetto lunedì...

lunedì 31 ottobre 2011

Menu du jour

Ecco, oggi a casa nostra è festa.
No, non festeggiamo Halloween. Al massimo io potrei festeggiare Hallows' Eve ma questa è una storia di longobardi di celti e romani dell'antica pianura (cit. ) e soprassiederò.
Sono passati (già? solo?) tre anni da quel ventoso venerdì 31 ottobre in cui il Duca e io ci incontrammo insieme a un centinaio e mezzo di persone sotto un grande e colorato mosaico, e davanti a tutti loro e a un prete non fatto a prete dicemmo sì a "quel sogno grande" che aspettava "il mio sì".
Oggi c'è il sole ed è un giorno di mite autunno, il Duca per ora è al lavoro, Yuri sonnecchia nella sua postazione da giorno, il diavoletto e l'angioletto pisolano ciascuno nella propria culla. Tutto questo sarebbe già una gran buona ragione per festeggiare, ma questo pomeriggio il Duca sarà a casa con noi e allora sì che sarà davvero festa.
Per questa sera vorrei:
- una tavola apparecchiata con cura, candele accese, una bottiglia di buon vino rosso da bere nei calici regalo dell'AmicaDelCuore;
- un menu* curato ma semplice, da gustare con calma e da soli grazie a:
- entrambi i pargoli addormentati presto;
- noi due puliti e infagottati in un pigiama profumato, stravaccati uno sull'altro sul divano, a guardare un film in santa pace.

Cin Cin!

* Per esempio:
antipasto: crostini con mousse di mortadella
primo: vellutata di zucca con speck croccante
secondo: scaloppine ai funghi
dolce: crostata di pere e cioccolato

lunedì 25 luglio 2011

Cerco un centro


Premesso che:
a) la mia autostima già normalmente non è delle più solide;
b) l'autostima di una donna (molto) incinta procede di pari passo coi ritmi ormonali, quindi è poco affidabile, e noon può passare attraverso lo specchio;
c) il tallone d'Achille della mia autostima sono le persone che con tanto amore ti suggeriscono come vivere ogni aspetto della tua vita (quando tu non lo chiedi ovviamente), perché nel sottotesto io ci leggo sempre che come la vivi non va bene e che si potrebbe fare di meglio;
d) i picchi sottoterra della mia autostima di traducono immancabilmente in nervosismo voglia di fuga acidità e desiderio di parrucchiere;
e) devo vivere ancora diverse settimane immersa in un clima che ha sempre minato, mina e continuerà a minare la mia autostima goccia a goccia, giorno per giorno, ora per ora, consiglio non richiesto battuta fuori luogo ecc ecc;

CERCO

appunto, un centro, di gravità permanente: che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose, sulla gente, e -soprattutto- su me stessa.

martedì 28 giugno 2011

Spaghetti "alla rivoluzione"

Gli spaghetti "alla rivoluzione" hanno una storia.
Una storia fatta di treno, di chiacchiere, di pazzi a piede libero e di mammitudine. "Spaghetti alla rivoluzione" è quanto mi rispose una collega della SSIS, mentre tornavamo da Bari dopo una giornata trascorsa ad ascoltare aria fritta che usciva dalla bocca convintissima di un Prof di chissà quale disciplina "trasversale", su un treno regolarmente in ritardo, quando le dissi "stasera non so proprio che cosa mangiare, a casa tua che si mangia?". Lei trovava ad aspettarla alla stazione il marito e i suoi due bambini sotto i sei anni, solo a parlare di loro le si illuminava il volto e aveva ragione, dato che tutti e tre erano l'immagine della tenerezza e della serenità. E io sognavo a guardarla, sognavo un sogno che si sta avverando.
"Ma perchè alla rivoluzione?" "Ah, niente, perché la prima volta che l'ho fatta, quando i bambini hanno visto che rimescolavo energicamente gli spaghetti nella teglia hanno detto Mamma perché fai la rivoluzione agli spaghetti? e da allora chiedono sempre che gli faccia - appunto - gli spaghetti alla rivoluzione".
Insomma la ricettina di oggi è nel mio cuore, ma oltre a questo è appetitosa, semplice, autentica, rustica e di sicura riuscita; tutti coloro ai quali l'ho proposta me la chiedono sempre, dunque almeno nella mia cerchia di palati è un successone.

Ingredienti (per due persone):
Una ventina di pomodorini rossi
Basilico a piacer
Prezzemolo a piacer
Formaggio grattugiato a piacer
Sale q.b.
Olio evo
1 cipolla

Preparazione:
Per prima cosa accendo il forno a 200° e metto sul fuoco una pentola di acqua per la pasta.
Lavo bene i pomodorini, affetto sottile sottile la cipolla (ad anelli) e ne faccio un letto in una teglia di terracotta o di pirex con un fondo di olio extravergine di oliva. Sopra questo letto posiziono i pomodorini, tagliati a metà e con la calotta verso l'alto. Cospargo di basilico e prezzemolo tritati insieme finissimamente, formaggio grattugiato (di solito uso il pecorino romano e il parmigiano reggiano/grana), un po' di sale e un altro filo d'olio.
Quando l'acqua sta per bollire metto la teglia in forno (abbasso la temperatura se il forno ha la funzione "ventilato"), e calo gli spaghetti salando l'acqua.
N.B. I pomodori dovrebbero essere pronti, cotti e con un pochetto di crosticina, appena la pasta è da scolare, per cui uso spaghetti un po' grossi, che hanno bisogno di una decina di minuti di cottura.
Spengo il forno, tiro fuori la teglia, scolo la pasta e la verso sui pomodorini. Con due forchette rimescolo, rimescolo, rimescolo accuratamente perché il condimento si appiccichi per bene agli spaghetti, servo caldissimo con una spolverata ulteriore di parmigiano nel piatto se qualcuno la gradisce.

Noi caliamo almeno 80 g di pasta a persona per questa ricetta, normalmente richiede il bis ;-)

lunedì 27 giugno 2011

Radici

oscura e silenziosa se ne sta,
respiri un' aria limpida e leggera
e senti voci forse di altra età,
e senti voci forse di altra età...

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l'anima che hai,
se vuoi capire l'anima che hai...

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te,
come il fiume che ti passa attorno,
tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei,
lentamente, giorno dopo giorno
ed io, l'ultimo, ti chiedo se conosci in me
qualche segno, qualche traccia di ogni vita
o se solamente io ricerco in te
risposta ad ogni cosa non capita,
risposta ad ogni cosa non capita...


Ma è inutile cercare le parole,
la pietra antica non emette suono
o parla come il mondo e come il sole,
parole troppo grandi per un uomo,
parole troppo grandi per un uomo...


E te li senti dentro quei legami,
i riti antichi e i miti del passato
e te li senti dentro come mani,
ma non comprendi più il significato,
ma non comprendi più il significato...


Ma che senso esiste in ciò che è nato dentro ai muri tuoi,
tutto è morto e nessuno ha mai saputo
o solamente non ha senso chiedersi,
io più mi chiedo e meno ho conosciuto.
Ed io, l'ultimo, ti chiedo se così sarà
per un altro dopo che vorrà capire
e se l'altro dopo qui troverà
il solito silenzio senza fine,
il solito silenzio senza fine...


La casa è come un punto di memoria,
le tue radici danno la saggezza
e proprio questa è forse la risposta
e provi un grande senso di dolcezza,
e provi un grande senso di dolcezza...

(Francesco Guccini, Radici)

lunedì 13 giugno 2011

To vote or not to vote (that is the question)


Votare o non votare, il grande dilemma: esercitare un diritto o ottemperare a un dovere? Entrambe.
Esercitare un diritto, certamente. Il voto è un diritto del cittadino, e in quanto tale il cittadino medesimo può decidere se esercitarlo oppure no.
Ottemperare a un dovere: verso sé stessi, in quanto esseri pensanti che hanno un'opinione sulle cose e dei valori e ci tengono a non essere messi da parte, e verso chi ha combattuto e sacrificato tutto perché noi oggi potessimo votare.
Personalmente, quando sono andata a mettere una X accanto al nome di qualcuno sulla scheda elettorale, a volte mi sono sentita schifata e demotivata, non avrei voluto metterla accanto a nessun nome quella benedetta X. Però poi tutte le volte ho pensato che posso ancora scegliere, e che peggio sarebbe non avere scelta, non avere voce, così ho deciso poi sempre - a volte turandomi il naso - di non uccidere la democrazia per fame (si nutre del contributo di tutti i cittadini ed è allergica al capo che decide per tutti), di concederle i limiti che presenta come ogni impresa umana.
Per cui in me prevale sicuramente il senso del dovere verso il voto, più che il senso di "proprietà": "il diritto di voto è mio e ne faccio quello che voglio", in me, viene sempre schiacchiato da "il voto è la mia voce, e io non so, non posso, non voglio, stare zitta". Non sopporterei l'idea di non aver detto la mia...ma questo è della duchessa in tutte le cose della vita e non so quanto sia un buon esempio...a volte il silenzio è d'oro (ma non in queste cose, credo).
Sono stata cresciuta con spirito critico e per natura non amo guardare l'aspetto esteriore delle cose, la mia indole e il mio istinto mi portano sempre a guardare dietro, nel backstage, a leggere tra le righe, ad analizzare la sostanza dietro la forma, l'intenzione dietro il comportamento, l'obiettivo dietro l'azione, l'occhio del fotografo dietro la macchina fotografica. Sono fatta così. Sono un tipo incazzoso, niente mi passa sotto il naso e i miei studenti detestano il fatto che quasi sempre riesca a prevedere la mossa che stanno per fare per farsi suggerire o per copiare a un compito, o il fatto che anche quando sono di spalle vedo e sento tutto. Sono puntigliosa, a me non la si fa, è meglio non mettersi a discutere con me su questioni di linguistica o di politica  (o di religione...) perché divento una insopportabile pignola che si arrabatta per far vedere le cose come le vede lei, perché l'interlocutore guardi la sostanza dietro la forma e a lasci perdere i discorsi vuoti e gli slogan e l'aria fritta per parlare solo della verità. D'altra parte, vado a calzetta con le persone che come me inseguono solo la verità, ne sanno pagare il prezzo, e fondamentalmente sarebbero un tantinello puntigliose anche loro, come me. Non sono fatta per la gente docile, io.
E questa volta, questa volta qui, non ci sono risvolti della medaglia, questa volta non è possibile parlare di un diritto a voto. Stavolta votare è un dovere perché più che mai le questioni oggetto di referendum riguarderanno la vita quotidiana di ciascuno di noi. E sulla vita quotidiana, sui diritti essenziali, non puoi non avere un'idea. O è sì, o è no.
Non puoi dire "non vado a votare": non puoi dire che su chi deve gestire l'acqua che esce dal tuo rubinetto con cui ti lavi, lavi i tuoi figli o i tuoi genitori allettati, innaffi le piante, cucini la pasta, non hai un'idea, non puoi dire che non ti interessa sapere dove e come e da chi e a che prezzo viene erogata l'energia che ti permette di avere il frigorifero e il forno e la luce della notte in camera del tuo bambino. Non puoi non avere un'opinione su che cosa dovrebbe succedere alle persone che TI rappresentano ai massimi livelli, che creano le leggi A NOME TUO - perché è così, gente: anche se ti fanno schifo i Ministri della Rupubblica ti rappresentano, parlano a nome tuo, anche quando dicono cose che in cui non credi. Se credi nella democrazia è così, altrimenti ti meriti la dittatura, morbida o dura, non ce n'è - quando commettono un reato, se secondo te devono o meno comparire per forza e senza giustificazioni davanti al giudice (che anche lui amministra la legge IN NOME DEL POPOLO, cioè in nome tuo). Su queste cose, se non hai un'opinione, hai qualcosa che non va. Se non hai un'opinione su questioni che ti riguardano così da vicino, non hai una vita o non la sai gestire, o vuoi che te la gestisca qualcun altro, quale che sia il prezzo da pagare.
A quanto pare, di pecore come te, ce ne sono meno di quanto pensassimo.
A quanto pare, alla gente piace sempre meno sentirsi dire che è cretina, che la sua voce "è inutile", che farebbe meglio ad andarsene al mare perché la sua opinione non vale niente. E già, la gente è un tantinello permalosa, a quanto pare.
E quando si dice "quorum", questo si intende: perché la voce di tutti quelli che si sono espressi su queste questioni valga qualcosa, deve essere la voce di un bel coro che urla forte; il referendum non parla sottovoce, se ci sono troppo poche voci non si sentono; e quando si dice che per questo devono avere votato il "50% + 1" degli elettori non si intende l'1%, ma proprio 1, "uno", un voto singolo, un unico voto...potrebbe essere IL TUO.
1+1+1+1+1 non fa sempre 1.
Vai a votare, c'è ancora tempo fino alle 15 di oggi.

lunedì 6 giugno 2011

Torta salata agli asparagi

Ricettina del lunedì sera sclerotico e accaldato.
Fare la torta salata ha un effetto benefico sulla mia autostima, oggi decisamente sotto zero. Primo: faccio la brisee con le mie mani, e pasticciare fa sempre bene. Secondo: il ripieno è sempre improvvisato, e scoprirsi creativi è sempre una bella scoperta. Terzo: gli ingredienti sono regolarmente avanzi loro stessi o pensati per accompagnare degli avanzi, e non gettare il cibo mi fa sentire utile coerente corretta e illuminata.
Dunque.

Ingredienti
(per una torta salata di 26 cm di diametro)
per la brisee
200 g di farina 00
50 g di burro
50 g di burro salato
20 ml circa di acqua (misura MOLTO approssimativa)
per il ripieno
300 g circa di asparagi (un mazzetto)
100 g circa di scamorza affumicata
2 uova
sale & pepe q.b.
noce moscata a piacer
parmigiano grattugiato a piacer
200 ml circa di panna fresca / latte

Preparazione:
Faccio la brisee con qualche ora di anticipo per lasciarla riposare e rassodare in frigo fino all'ultimo momento: metto la farina a fontana sul piano di lavoro, nel mezzo il burro freddo di frigorifero a pezzettini, cerco di creare delle briciole di farina+burro con le dita molto velocemente per non far squagliare il burro, aggiungo un pochino di acqua molto fredda e comincio a impastare, in fretta, bagnandomi ogni tanto le mani con l'acqua fredda, finché il piano di lavoro non è pulito (ho assorbito tutta la farina) e l'impasto non si può raccogliere in una palla liscia liscia che avvolgo nella pellicola trasparente prima di metterla in frigo.
Un paio di ore prima di cena sbollento gli asparagi in acqua bollente salata dopo averli lavati bene e tagliati a pezzi eliminando la parte finale del gambo che è duretta, li scolo quando si tagliano con il lato della forchetta e li tengo da parte.
Accendo il forno a 180°, sopra e sotto.
Riprendo la brisee dal frigo e la stendo sottile (non troppo) col matterello, rivesto con essa un tegame che possa andare in forno (che sia uno stampo a cerchio apribile o una teglia di alluminio usa e getta o una pirofila è lo stesso) e bucherello il fondo con una forchetta prima di cospargerlo con gli asparagi a pezzi e con la scamorza a tocchettini (stasera così ma a volte la metto a fettine, a seconda di come mi gira).
Sguscio in una terrina le uova, le condisco con sale, pepe, parmigiano grattugiato e noce moscata e inizio a sbatterle con la frusta a mano; quando sono ben amalgamate e hanno preso un po' d'aria le allungo con la panna (se non ce l'ho la sostituisco con il latte, ma il risultato non è paragonabile). Verso questo liquido sul fondo della torta, livello ruotando lo stampo finché asparagi e scamorza non sono ben immersi, e inforno per una mezz'oretta scarsa con la ventilazione. La torta è pronta quando il ripieno si è rassodato e i bordi sono belli dorati; la lascio qualche minuto (non più di cinque!) in forno a riposare, e la taglio e servo quando è quasi fredda.
Il giorno dopo secondo me è ancora più buona.

Sgrunt

Sgrunt. Uff. Mumble mumble. Scrat Scrat. Sob Sigh. Sgrunt.
Signore e Signori, avete assistito alla sintesi delle sensazioni al minuto della duchessa.
Se desiderate una traduzione più dettagliata potete consultarla di seguito.
Sgrunt. Perché non sono una di quelle donne che riescono a fare tutto ciò che si mettono in testa? Uff. Io faccio, faccio e faccio, e non arrivo mai. Mumble mumble. Forse dovrei cambiare punto di vista, me lo dico sempre. Ma come? Scrat Scrat. Non ci riesco mannaggia la miseria, non ci riesco! Mi guardo intorno e mi sento sommersa da tutto ciò che dovrei (credo di dover?) fare. Sob Sigh. Mi sento stanca, impelagata, inconcludente, anche un po' acida devo dire. Sgrunt.
Sì, lo so, è solo il lunedì.

lunedì 16 maggio 2011

Rumble Rumble

E come ogni lunedì...tornano a girare i criceti nella mia testa...e tutto faccio tranne che STUDIARE.
Esattamente come ogni lunedì.
Quanto ci metterò a passare da 6604 a 15339?
Ho a disposizione dieci giorni, non uno di più: non ce la farò mai.