Visualizzazione post con etichetta mum to be. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mum to be. Mostra tutti i post

giovedì 8 marzo 2012

Pensare al contrario

Ho passato due anni a sentirmi in colpa per non aver dato o il giusto peso, il giusto valore, al mio percorso di studi, mettendo davanti ad esso altre priorità.
Ma adesso, che sto finalmente davvero concludendolo, riesco a vedere il dopo. E, in questo dopo, in fondo non conta che cosa ci sarà o non ci sarà. Mi piacerebbe, sì, che ci fosse un senso a tutto questo lavoro, a tutti questi sacrifici, a tutto questo tempo rubato alla mia "vera" vita; mi piacerebbe, sì, pensare a me stessa in quel ruolo, ai miei giorni dedicati a ciò che più mi stimola e mi apre la mente; sì, mi piace l'idea.
Ma sai che c'è? Alla fine, che tutto questo ci sia o non ci sia, dove mi porterà la strada del lavoro, non conta.
Perché ho provato a immaginare se il contrario sarebbe stato meglio, se sarei stata migliore o più felice se avessi scelto l'altra strada del mio bivio concludendo in tempo due anni fa, e la risposta è stata una risata: ma certo che no, vuoi scherzare??
E davanti a questo il mio senso di colpa si frantuma, si dissolve: alla fine, anche se nessuno dei miei sogni "di gloria" dovesse realizzarsi, avrò sempre ciò che più conta, ciò che conta veramente, ciò che è realmente sufficiente a fare la felicità di una persona: due meravigliosi bambini. Tutto il resto può assumere qualunque colore, non importa, ci vestiremo di rosa di azzurro di verde di arancio, con conta. Ogni mattina troverò i loro occhi, i loro sorrisi, sarò accanto a loro lungo il cammino, finché avrò vita.
Questo, è quello che conta davvero.

mercoledì 5 ottobre 2011

Ali d'aquila



25Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? 28E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. (Mt 6, 25-32)


Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,
la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

(Salmo 90)

martedì 4 ottobre 2011

Sentiti ringraziamenti...


Elenco delle informazioni non richieste, delle domande e delle teorie, relative al parto in generale e al secondo parto in particolare. Fonti: l'uomo della strada, l'amico fraterno, il parente solerte.

1. Il secondo parto è più veloce.
2. Il secondo parto può essere molto più problematico del primo.
3. Ogni parto è diverso.
4. Ma dai, l'hai già fatto, ormai sai come si fa (N.d.A. Informazione solitamente elargita da chi non ha mai partorito)
5. Sull'albero ci sono tante pere, loro sanno quando maturare. (SIC!)
6. Ma non ti sei stancata di avere la pancia?
7. Ma non hai finito i mesi?
8. Ma non hai voglia di vederlo?
9. Dopo provate la femmina?
10. Vedrai che andrà tutto bene.
11. Io del secondo ho sofferto molto di più.
12. E come farete dopo che sarà nato con l'altro?
13. E tuo figlio con chi starà?
14. Dovrete chiudere il bambino più grande nel box.
15. Dovrete confinare il bambino più grande nella vasca da bagno.
16. Il più grande sarà geloso.
17. Perché non mandi il più grande al nido così sei più libera?
18. E la tesi?
19. Dai, tanto quando è il momento te ne accorgi.
20. Non si partorisce senza dolore.
21. Una mia amica ha partorito il secondo mentre si stava addormentando, le ostetriche la dovevano tenere sveglia a suon di schiaffi.
22. Io queste gravide che partoriscono senza accorgersene ancora le devo incontrare (la ginecologa...)
23. Io del secondo ho avuto lo scoppio della vagina.
24. Una mia amica ha partorito il secondo per le scale.
25. Una mia amica ha partorito il secondo in macchina.
26. Mia cognata ha partorito il secondo nel corridoio prima di arrivare in sala travaglio.
27. Se non la smetti di dire che non sei pronta il bambino non nasce.
28. Devi camminare, la pancia è ancora alta.
29. Però la pancia è scesa!
30. Fatti fare l'analgesia, è una passeggiata!
31. Con l'analgesia il parto è molto più lungo.
32. Vedrai che non farai nemmeno in tempo a richiedere l'analgesia.
33. Ma sono due?

(To be continued: sicuramente, se non nasce nemmeno oggi...)

lunedì 26 settembre 2011

Fenomenologia dell'autoinganno


Ho appena capito perché sono sempre stata una studentessa dal programma incompleto.
Sì, perché io a scuola, all'università, alla scuola di specializzazione come ai vari corsi, e come nella attuale Tela di Penelope, non sono mai arrivata a un esame, a una riunione, a un colloquio, con il programma completo, studiato o almeno letto per intero.
Oggi, camminando verso casa dopo un restauro accuratissimo dall'estetista, sono stata colta da panico e quindi dalla seguente illuminazione: "AZZ. Adesso che sono tutta precisa...ci siamo. Dopo il parrucchiere di domani posso partorire. Anzi: non ho più scuse per fuggire l'idea. Ormai ci siamo, devo partorire. Entro una settimana, comunque partorirò".
Ecco, si vede che quando una cosa mi terrorizza, mi atterrisce, l'idea di non essere ancora completamente preparata mi illude che tutto si possa rimandare, ovviamente all'infinito, e in definitiva non mi ci debba sottoporre, non debba mai accadere, non si verificherà mai. Salvo poi buttarmi a pesce all'ultimo momento al grido di "bè, giacché siamo in ballo, balliamo".
L'ovvia conclusione a questo punto è: dato che estetista e parrucchiere stavolta li ho contattati in tempo e mi stanno mettendo a nuovo cosicché io possa sfoggiare i miei pigiami economici senza sentirmi troppo fuori luogo tra puerpere con la pelliccetta sulle pantofole, l'autoinganno stavolta starà nel non finire di preparare la valigia per l'ospedale, che chiuderò solo in preda alle contrazioni. Eccomi servita la consueta dose di autoinganno, e vissero tutti felici e contenti...

domenica 25 settembre 2011

Le prove


SE nascerai con la faccia da tigrotto avremo le prove che è possibile visualizzare il volto del proprio figlio che sta per nascere, ad un livello di coscienza sospeso oltre la razionalità. E sì, perché stamattina ho sognato che vedevo un faccino di tigrotto glabro, tutto rosa chiaro, che sembrava tanto la faccetta di un bimbo appena nato...però in effetti trattavasi di un vero tigrotto tutto spelato che i cinesi vendevano al mercato, sul banco macelleria (bbbrrrrrr) : SE NON avrai la faccia da tigrotto il mio sogno e la sua visualizzazione saranno le prove che è meglio non mangiare pesante la sera prima di andare a dormire...

sabato 24 settembre 2011

La sindrome del Mulino Bianco


Già, lo ammetto, sono malata.
Tutta colpa di questi qui.
Di questi qui che hanno bombardato la mia infanzia di figlia unica con immagini di famiglie riunite intorno ad una tavola ben apparecchiata e imbandita con cibo genuino cotto al forno e che apparivano felici per il solo fatto di essere più di tre e tutti assieme.
Tutta colpa loro se adesso il forno di casa mia procede a pieno ritmo a sfornare crostate e pizze e teglie varie, se mi sono ritrovata due pance gigantesche in due anni, se mi sono creata il mito dell'unica famiglia numerosa che conoscevo come della più perfetta, da cui prendere esempio, da riprodurre assolutamente, pur rendendomi conto con l'età della ragione, dei denti del giudizio e della consapevolezza che in effetti fa acqua da tutte le parti.
Tutto merito loro se a pochi giorni dal secondo parto mi sto rendendo conto che la mia famiglia sta per allargarsi per davvero avvicinandosi a quel modello che ho vagheggiato, che sul serio intorno alla mia tavola ci saranno quattro persone, che veramente il mio piccolo Duca non sarà costretto a crescere raccattando amicizie improbabili pur di non restare solo...come più di qualche volta mi è capitato PRIMA dell'età della ragione, dei denti del giudizio e della consapevolezza. Se a pochi giorni dal secondo parto mi sto aggrappando a queste immagini per scacciare quelle del partorire in sé, delle innumerevoli notti in bianco che seguiranno, delle difficoltà di gestione di due bambini piccoli di cui uno avrà necessità del silenzio più placido e l'altro vive da zingaro e vastaso, delle salite e discese dal quinto piano con due passeggini, della stanchezza inguaribile, della mia tela di Penelope debitamente incompleta e interminabile (ancora...), se in qualche modo questi foschi pensieri dettati dalla spossatezza e dall'impazienza e dall'impreparazione e dal naturale timore dell'ignoto si stanno tenendo a debita distanza, è tutto merito loro.

giovedì 22 settembre 2011

Non in grado

Che oggi è così che mi sento: un bradipo stanco che ha bisogno di aggrapparsi a una Mano forte per superare il momento.
Stanca fisicamente, con un gran mal di schiena - di quelli che ti fanno sentire come se tra le vertebre ci volesse dell'olio lubrificante -, appesantita e non in grado.
Non in grado di riempire la lavastoviglie e mettere a posto la cucina, non in grado di gestire il piccolo Duca che non vuole abbandonarsi al riposo mattutino per via del mal di denti e della sveglia troppo presto per fame, non in grado di telefonare al DG della scuola che mi ha convocata, non in grado di preparare da mangiare, ancora meno in grado di svuotare l'armadio per togliere tutti i vestiti che non potrò indossare e metterci dentro solo quelli utili ai prossimi due mesi, non in grado di muovermi agilmente per casa.
Non in grado di pensare a lei come ad un guscio pieno di caos, di inquadrare l'immagine mentale di lei con la bocca storta, incapace di comprendere dove si trovi e che cosa le stia succedendo e chi siano tutti quelli che si ritrova intorno. Non in grado di far smettere di rimbombare nelle orecchie e nell'anima le sue parole di meno di una settimana fa, al telefono, quando mi ha detto che era stanca, che aveva fatto il suo tempo e preso accordi con quel Cielo con cui interloquiva tutte le sere prima di addormentarsi e tutte le mattine appena sveglia, che era pronta in qualsiasi momento a raggiungere sua figlia, suo marito, le sue sorelle, la nuora del suo cuore, il suo compagno, dall'altra parte. Non in grado di trattenere un sorriso pensando alle notizie che invece arrivano dall'ospedale, di lei che cerca di uscire dal letto e di fuggire, della sua inguaribile voglia di non arrendersi, di combattere, di vivere, nonostante tutto.
Sei veramente incorreggibile, Nonna mia, un'inguaribile eccezionale incrollabile indistruttibile rompipalle. Non mi stupirebbe se superassi anche questa tegola caduta sulla tua testa.

mercoledì 31 agosto 2011

Appunti, e (buoni) propositi

Voglio tornare a casa.
Non è che abbia tutta questa voglia di lasciare il mare, ma ho una voglia ancora più grande di rinchiudermi nel mio nido. Quello interiore non mi basta più, ho superato il limite; ora mi serve il nido tangibile, evidente di casa mia. Mi mancano:

- il mio telefono fisso (e le telefonate con te che sei tornata a casa ieri e con la mia AmicaQuasiSposa)
- il mio frigo, ordinato e funzionante
- la mia lavastoviglie, che lava i piatti al posto mio e non mi fa sentire una panzona senza rimedio
- la mia lavatrice, 7 kili di morbidezza
- la mia veranda, che cambia sempre volto, e nonostante la moria di piante che ci troverò
- il mio leeeeeeeetto, comodo, con le mie lenzuola, la mia tv anche se sempre spenta, tutte le cose mie del Duca del Piccolo Duca sparse in giro e chissene
- il mio tavolo, grande grande, e mangiare con il Duca soli soli parlando di tutto, e le serate con gli amici profondi che non si lasciano fermare dal quinto piano e dal disordine e dalle mie paturnie.

Mi mancheranno, però:

- i pini alla mia destra, immensi, a vegliare sulla casa delle mie radici
- il mare, a portata di mano e di gambe e di testa
- il Cohiba, mondo ordinato, uguale ogni giorno, coi sorrisi del personale e di Anna e le altre mamme con gli altri bimbi, che è stato la mia dimensione e il mio rifugio e il mondo fatato del Piccolo Duca
- la Zia con la Z maiuscola, sempre maiuscola
- il Cavalluccio Marino e i suoi genitori
- le colazioni all together peace&love (quelle di quest'anno credo siano state le ultime)

Non  mi mancheranno, invece:

- gli spazi ristretti e minati
- il Gran Maestro
- la sensazione di essere di troppo, nel posto sbagliato, di usurpare diritti di altri
- il silenzio di quando dici "Buongiorno" e non ricevi risposta (almeno ieri c'erano i monosillabi girata dall'altra parte)
- la confusione di una stanza troppo piccola e della mia testa fragile che non ne viene a capo
- la sensazione di dover chiedere il permesso, di dover ricevere un voto e di riceverlo sempre sotto la sufficienza
- il caldo tremendo che non lascia scampo.

Detto ciò, non vedo l'ora di essere a casa mia, per:

- preparare ogni cosa per l'arrivo dell'utrapiccolo
- mettere a posto ogni singolo angolo di ciò che è mio e che amo e di cui posso disporre come meglio credo
- tenere spenta la TV e portare fuori il piccolo Duca
- tagliare di nuovo i capelli, e poter fare una doccia ogni sera e ogni mattina senza farmi scoraggiare dal trascorrere del tempo
- preparare la valigia per l'ospedale, senza ansia e con le cose che mi fanno sentire a posto.

"Tutto il resto, è nebbia..." 

mercoledì 3 agosto 2011

Hair


Oggi mi sento stranamente leggera.
Eppure la giornata che ci aspetta, e che è incominciata alle 6:45, sarà lunga, lunghissima; il Piccolo Ing è in giro per mille incombenze, G fa ancora la nanna, il piano d'azione di oggi di Nonno G non è ancora pervenuto, non so se portare G e la panza al mare, e questo pomeriggio andremo a un matrimonio (che potrebbe rivelarsi uno sposalizzzio) a 120 km da qui: olè.
Ma tutta la famiglia ha già pronto ciò che indosserà per il ricevimento (vabbè: io devo ancora affrontare la prova Solange con quei due o tre capi dentro i quali riesco a entrare), la tabella di marcia è stata organizzata in modo da non diventare matti col caldo, riusciremo a pranzare seduti a tavola senza fretta, un bel vento carezzevole di tramontana muove le fronde dei pini rinfrescando il corpo e rinfrancando lo spirito, e infine - ma nemmeno tanto in fine - abbiamo tutti e tre capelli cortissimi e unghie cortissime, la qual cosa nella mente malata della Duchessa si traduce in una sensazione di ordine inattaccabile e profonda libertà dai condizionamenti.
Credo che per un po' il mio look virerà come oggi verso la donna dinamica, pratica, pronta in cinque minuti: in cinque minuti pronta a passare un velo di trucco e una passata di smalto, a infilare una scarpa femminile, a scegliere l'accessorio giusto per arredare una figura essenziale.
Diciamo pure che oggi è una giornata Becky Bloomwood, anzi più Samantha Sweeting seconda versione.
Però, bisogna ammetterlo: a volte a una donna basta poco per sentirsi libera...

martedì 2 agosto 2011

Reset


Ecco, a questo dovrebbe servire "andare in vacanza": staccare da tutto, mollare il colpo e rifugiarsi altrove, in una realtà diversa da quella quotidiana, prendendo abitudini diverse dalle solite, mangiando in modo diverso, dormendo in modo diverso, vivendo in modo diverso. Tutto ciò dovrebbe "risciacquare" l'anima dalle tossine che essa stessa produce, rinfrancare lo spirito, come un lungo sonno ristoratore pieno di sogni che rielaborano gli eventi per i fatti loro per lasciare spazio libero per nuove informazioni.
Questa volta ci ho messo anche tre settimane senza pc e senza internet, il cambio del sistema operativo, il pc tornato "nudo", vuoto, così l'effetto della piccola rivoluzione è ancora più d'impatto.
Sul piatto anche un azzeramento della folta chioma, pochi vestiti nell'armadio, il cucinare il meno e il meno elaborato possibile.
Eppure ciò che sento non è estrema leggerezza ma un certo sradicamento, come se uno al mattino si guardasse allo specchio e trovasse una faccia sconosciuta.
Ma dopotutto, non era quello che volevo, tornare a zero per ricominciare da capo? Trovarmi di fronte all'essenziale per ritrovare il centro?
Chissà che non lo trovi definitivamente, nell'odore del mare, nel sorriso monello di G, nella routine semplice che cerco di seguire, nel silenzio delle mattine presto, nell'attesa del nuovo inevitabile ineluttabile radicale cambiamento che si compierà in autunno...

venerdì 3 giugno 2011

Amidgala

Che Madre Natura ha ideato un meccanismo in base al quale il dolore del parto si dimentica. Cioè, ricordi di aver sofferto, ma non ricordi il dolore in sé. Conservi il ricordo razionale, quello emotivo, quello ambientale, ma non quello fisico. Se così non fosse nessuno partorirebbe più di una volta, credo. In qualche modo la mente fa prevalere tutto il resto sul ricordo del dolore fisico, sicuramente per salvaguardare la specie.
Inoltre ti dà del tempo minimo per recuperare, qualche mese mentre allatti o cmq mentre il bimbo è piccolo piccolo e ti assorbe totalmente, un po' di mesi per decidere se vuoi riprovare, e poi ben nove mesi per vivere una lunga, lunghissima gestazione in cui il peso della pancia aumenta sempre più, le gambe si gonfiano insieme al resto del corpo, la stanchezza ti sopraffà e in men che non si dica sei arrivata al nono mese e faresti qualunque cosa per liberarti del fardello che ti separa dall'abbracciare tuo figlio, fi-nal-men-te.
Per tutte queste ragioni dovrebbe esserci una legge per cui le persone che sono state insieme in sala travaglio o in sala parto non dovrebbero incontrarsi mai più. Il meccanismo perfetto di Madre Natura funziona solo in assenza di testimoni. Non dovrebbe essere possibile passare una serata con chi ti ha visto in quel frangente, perché sentirà il bisogno di liberarsi di quelle immagini e di raccontarti per filo e per segno quanto hai sofferto, come ti contorcevi dal dolore, come gridavi "Fatemi il cesareo, vi prego". Così come è accaduto a me ieri sera, a me stolta che ho deciso - pochissimo previdentemente - di incontrare di nuovo la ragazza con cui ho partorito G, la quale ha dovuto assistere alle mie tre ore quando lei se ne è schioppate ben tredici con qualche complicazione e ha finito alla fine ben sette ore più tardi di me. La stessa che ha assistito (come tutto il reparto del resto) alla mia crisi di pianto per l'allattamento, preda degli ormoni e di me medesima. La testimone perfetta di tutta la mia fragilità in quella situazione.
E adesso, naturalmente, Amidgala scalpita ai margini della mia coscienza. Mi dice, la signorina, che è pronta, ai blocchi di partenza, che lei ha conservato ogni singolo aspetto e millimetro e nanosecondo di quella esperienza, e di non preoccuparmi: troverà certamente un odore come gancio per farmi ricordare tutto, al momento opportuno, quando sarò di nuovo così fragile e terrorizzata e starò entrando da sola in sala travaglio senza sapere quanto tempo ci starò e se andrà tutto bene e chi ci sarà e quale ostetrica e quale dottore e che ora sarà e G con chi starà ODDIOOOOOOOOOO.
Grazie, grazie infinite per la serata di ieri.

sabato 14 maggio 2011

Due centimetri?

Ma quanto saranno grandi i tuoi piedini?
Un paio di centimetri?
Quanto tutto è relativo: la Natura mette in quei due centimetri una potenza che ha dell'incredibile. Un fruscio, una capriola, un passetto di danza, e tu sei VERO. Tutto quello che non ho saputo credere, forse accettare, accogliere sul serio, finora, diventa vero, disarmante, impossibile da non vivere, con qualche passetto di danza lì sotto, nella mia pancetta bassa, quei calcetti accarezzano la mia anima di mamma che non osava sognare di avere ben due bambini e di riuscire a regalare un fratellino al piccolo Re che ogni giorno diventa più sorprendente, meraviglioso e adorabile.
Ti aspettiamo, ti aspetto, piccolo ballerino di samba...abbiamo ancora tanti mesi per comunicare in segreto da cuore a cuore, da organismo a organismo, da anima ad anima, io e te. Ma sappi che la mamma ti aspetta, è pronta ad abbracciarti e ad adorarti.
Ciao piccolo amore secondo.