mercoledì 8 giugno 2011

Quindicimilatrecentotrentanove

...Non è tutto il corpus previsto, ok.
Ma è un mini-corpus coerente, e basta così.
Oggi è il gran giorno in cui ho terminato l'immissione.
Mi sembra si scorgere una luce, là, in fondo al tunnel...ma potrebbero anche essere i fari di un tir ;-)

Insalata di riso quasi "home made"

Oggi per la prima volta ho fatto una insalata di riso "a mano", senza cioè condimenti pronti o sottaceti. Me la sono inventata di sana pianta, prendendo spunto qua e là alla ricerca di una ricetta adatta anche per il piccolo Duca (che per la cronaca si è limitato a spiluccarla con scarso interesse...). Nonostante l'improvvisazione, sono abbastanza soddisfatta del risultato. Oggi poi, se tutto procede secondo i piani, sarà un gran giorno...


Ingredienti per una bella coppona
500 g di riso parboiled
4 carote piccole
2 zucchine piccole
2 coste di sedano
150 g circa di fagiolini
1 fetta spessa di prosciutto cotto
1 spicchio di caciotta di pecora
1 barattolo piccolo di mais
4 scatolette di tonno sott'olio da 80 g
1/2 barattolo di olive verdi snocciolate
1 barattoli di funghi champignon al naturale
1 limone (succo)
olio evo q.b.
sale & pepe q.b.

Preparazione:
Ieri sera ho tagliato le carote, le zucchine e le coste di sedano a dadini piccoli e ho sbollentato tutto insieme in abbondante acqua salata per qualche minuto; a parte ho lessato così anche i fagiolini e li ho tagliati a pezzetti (dopo cotti). Ho lasciato tutto a raffreddare fino a stamattina.
Stamattina ho lessato il riso, sempre in abbondante acqua salata, l'ho scolato bene e l'ho lasciato raffreddare per qualche minuto prima di spruzzarlo col succo di limone e lasciarlo raffreddare per bene. Una volta tiepido ho aggiunto le verdure a pezzetti, aggiustato di sale e pepe e condito con l'olio, e lasciato insaporire in frigo per un'oretta.
Ho aggiunto poi per ultimi il mais, il tonno, le olive, i funghi (se avessi avuto quelli sott'olio sarebbero stati perfetti), e il prosciutto cotto e il formaggio a dadini, e ho lasciato insaporire ancora, fuori dal frigo, fino all'ora di pranzo.

lunedì 6 giugno 2011

Torta salata agli asparagi

Ricettina del lunedì sera sclerotico e accaldato.
Fare la torta salata ha un effetto benefico sulla mia autostima, oggi decisamente sotto zero. Primo: faccio la brisee con le mie mani, e pasticciare fa sempre bene. Secondo: il ripieno è sempre improvvisato, e scoprirsi creativi è sempre una bella scoperta. Terzo: gli ingredienti sono regolarmente avanzi loro stessi o pensati per accompagnare degli avanzi, e non gettare il cibo mi fa sentire utile coerente corretta e illuminata.
Dunque.

Ingredienti
(per una torta salata di 26 cm di diametro)
per la brisee
200 g di farina 00
50 g di burro
50 g di burro salato
20 ml circa di acqua (misura MOLTO approssimativa)
per il ripieno
300 g circa di asparagi (un mazzetto)
100 g circa di scamorza affumicata
2 uova
sale & pepe q.b.
noce moscata a piacer
parmigiano grattugiato a piacer
200 ml circa di panna fresca / latte

Preparazione:
Faccio la brisee con qualche ora di anticipo per lasciarla riposare e rassodare in frigo fino all'ultimo momento: metto la farina a fontana sul piano di lavoro, nel mezzo il burro freddo di frigorifero a pezzettini, cerco di creare delle briciole di farina+burro con le dita molto velocemente per non far squagliare il burro, aggiungo un pochino di acqua molto fredda e comincio a impastare, in fretta, bagnandomi ogni tanto le mani con l'acqua fredda, finché il piano di lavoro non è pulito (ho assorbito tutta la farina) e l'impasto non si può raccogliere in una palla liscia liscia che avvolgo nella pellicola trasparente prima di metterla in frigo.
Un paio di ore prima di cena sbollento gli asparagi in acqua bollente salata dopo averli lavati bene e tagliati a pezzi eliminando la parte finale del gambo che è duretta, li scolo quando si tagliano con il lato della forchetta e li tengo da parte.
Accendo il forno a 180°, sopra e sotto.
Riprendo la brisee dal frigo e la stendo sottile (non troppo) col matterello, rivesto con essa un tegame che possa andare in forno (che sia uno stampo a cerchio apribile o una teglia di alluminio usa e getta o una pirofila è lo stesso) e bucherello il fondo con una forchetta prima di cospargerlo con gli asparagi a pezzi e con la scamorza a tocchettini (stasera così ma a volte la metto a fettine, a seconda di come mi gira).
Sguscio in una terrina le uova, le condisco con sale, pepe, parmigiano grattugiato e noce moscata e inizio a sbatterle con la frusta a mano; quando sono ben amalgamate e hanno preso un po' d'aria le allungo con la panna (se non ce l'ho la sostituisco con il latte, ma il risultato non è paragonabile). Verso questo liquido sul fondo della torta, livello ruotando lo stampo finché asparagi e scamorza non sono ben immersi, e inforno per una mezz'oretta scarsa con la ventilazione. La torta è pronta quando il ripieno si è rassodato e i bordi sono belli dorati; la lascio qualche minuto (non più di cinque!) in forno a riposare, e la taglio e servo quando è quasi fredda.
Il giorno dopo secondo me è ancora più buona.

Sgrunt

Sgrunt. Uff. Mumble mumble. Scrat Scrat. Sob Sigh. Sgrunt.
Signore e Signori, avete assistito alla sintesi delle sensazioni al minuto della duchessa.
Se desiderate una traduzione più dettagliata potete consultarla di seguito.
Sgrunt. Perché non sono una di quelle donne che riescono a fare tutto ciò che si mettono in testa? Uff. Io faccio, faccio e faccio, e non arrivo mai. Mumble mumble. Forse dovrei cambiare punto di vista, me lo dico sempre. Ma come? Scrat Scrat. Non ci riesco mannaggia la miseria, non ci riesco! Mi guardo intorno e mi sento sommersa da tutto ciò che dovrei (credo di dover?) fare. Sob Sigh. Mi sento stanca, impelagata, inconcludente, anche un po' acida devo dire. Sgrunt.
Sì, lo so, è solo il lunedì.

venerdì 3 giugno 2011

Amidgala

Che Madre Natura ha ideato un meccanismo in base al quale il dolore del parto si dimentica. Cioè, ricordi di aver sofferto, ma non ricordi il dolore in sé. Conservi il ricordo razionale, quello emotivo, quello ambientale, ma non quello fisico. Se così non fosse nessuno partorirebbe più di una volta, credo. In qualche modo la mente fa prevalere tutto il resto sul ricordo del dolore fisico, sicuramente per salvaguardare la specie.
Inoltre ti dà del tempo minimo per recuperare, qualche mese mentre allatti o cmq mentre il bimbo è piccolo piccolo e ti assorbe totalmente, un po' di mesi per decidere se vuoi riprovare, e poi ben nove mesi per vivere una lunga, lunghissima gestazione in cui il peso della pancia aumenta sempre più, le gambe si gonfiano insieme al resto del corpo, la stanchezza ti sopraffà e in men che non si dica sei arrivata al nono mese e faresti qualunque cosa per liberarti del fardello che ti separa dall'abbracciare tuo figlio, fi-nal-men-te.
Per tutte queste ragioni dovrebbe esserci una legge per cui le persone che sono state insieme in sala travaglio o in sala parto non dovrebbero incontrarsi mai più. Il meccanismo perfetto di Madre Natura funziona solo in assenza di testimoni. Non dovrebbe essere possibile passare una serata con chi ti ha visto in quel frangente, perché sentirà il bisogno di liberarsi di quelle immagini e di raccontarti per filo e per segno quanto hai sofferto, come ti contorcevi dal dolore, come gridavi "Fatemi il cesareo, vi prego". Così come è accaduto a me ieri sera, a me stolta che ho deciso - pochissimo previdentemente - di incontrare di nuovo la ragazza con cui ho partorito G, la quale ha dovuto assistere alle mie tre ore quando lei se ne è schioppate ben tredici con qualche complicazione e ha finito alla fine ben sette ore più tardi di me. La stessa che ha assistito (come tutto il reparto del resto) alla mia crisi di pianto per l'allattamento, preda degli ormoni e di me medesima. La testimone perfetta di tutta la mia fragilità in quella situazione.
E adesso, naturalmente, Amidgala scalpita ai margini della mia coscienza. Mi dice, la signorina, che è pronta, ai blocchi di partenza, che lei ha conservato ogni singolo aspetto e millimetro e nanosecondo di quella esperienza, e di non preoccuparmi: troverà certamente un odore come gancio per farmi ricordare tutto, al momento opportuno, quando sarò di nuovo così fragile e terrorizzata e starò entrando da sola in sala travaglio senza sapere quanto tempo ci starò e se andrà tutto bene e chi ci sarà e quale ostetrica e quale dottore e che ora sarà e G con chi starà ODDIOOOOOOOOOO.
Grazie, grazie infinite per la serata di ieri.

mercoledì 1 giugno 2011

Risotto al profumo di rosmarino

Ingredienti (per 2 persone)
riso  150 g circa
rosmarino  1 rametto
acqua  un pentolino
philadelphia  1 panetto
prosciutto crudo a fettine  50 g circa
brodo vegetale  1lt circa
cipolla  1/2 o 1 piccola
olio evo  q.b.

Preparazione:
Ho messo sul fuoco un pentolino d'acqua con dentro il rametto di rosmarino, ho portato a ebollizione, lasciato bollire un paio di minuti, poi ho spento e lasciato in infusione.
Ho messo poi nella pentola per il risotto un fondo di olio evo, l'ho fatto scaldare e vi ho tuffato dentro la cipolla tagliata finissima per farla imbiondire; ho saltato il riso in questo fondo di cottura e ho sfumato con un po' di acqua al rosmarino (dopo aver tolto il rametto e filtrato). Ho coperto di brodo, aggiunto un altro po' d'acqua al rosmarino e portato a cottura alternando brodo vegetale e acqua profumata.
Poco prima di spegnere ho mantecato con il philadelphia e lasciato riposare un po'. Prima di servire ho tagliato il prosciutto a listarelle e l'ho saltato in padella antiaderente senza altri grassi per renderlo croccante e metterlo su ciascun piatto di risotto a guarnizione.

Posto questa ricetta improvvisata oggi per la quale ho preso spunto da un po' di ricette sul web che ho leggermente modificato in base al nostro gusto, per la mia cara amica che vive di musica e spirito. Ti voglio bene!

Non ci vuole il dottor Freud


Non ci vuole il dottor Freud per spiegare che cosa significa se ho sognato di essere in una certa città, in mezzo a certi possibili colleghi o comunque almeno compagni di viaggio (già giunti a destinazione, loro, qualcuno ha anche proseguito oltre) coi quali ho un contatto pressoché quotidiano nonché virtuale ma verso i quali nutro una sorta di ammirazione mista a timore reverenziale, e a un certo punto compariva un unico Prof, IL Prof, il simbolo di ogni cosa, colui dal quale circa un anno fa in un contesto ufficiale benché amichevole ho ricevuto complimenti e incoraggiamento, da lui così parco nelle lodi e sagace nelle puntualizzazioni; ebbene Egli passava a salutare noi tutti riuniti e sorridenti per chissà quale occasione, e mi lasciava una dedica, su un volume, che recita più o meno così: "Riuscirà certamente a ottenere ottimi risultati con le sue capacità, se continuerà a studiare"...
...Che avrà voluto dire???