lunedì 26 agosto 2013

Dolcetti black&white

Ingredienti di base per 8 dolcetti:
100 g di farina 00
100 g di zucchero bianco fine
75 g di burro
1 uovo
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale

inoltre, per i dolcetti bianchi:
75 g di cioccolato bianco
50 g di pistacchi in granella

e per i dolcetti neri:
75 g di cioccolato fondente
2 cucchiai scarsi di cacao amaro
40 g di nocciole in granella

Preparazione:
Ho montato l'uovo con lo zucchero e il pizzico di sale per qualche minuto, poi ho aggiunto il burro (fuso e freddo), e montato ancora un pochino. Ho incorporato quindi la farina, setacciata con il bicarbonato (e con il cacao per i dolcetti neri). Infine, ho unito delicatamente e  mano il cioccolato grattugiato e metà della granella di frutta secca.
Ho riempito otto pirottini con il composto e cosparso i dolcetti con la restante granella, prima di infornare.
Ho cotto i dolcetti nella parte media del forno, statico, preriscaldato, a 175° per 15 minuti circa.

lunedì 24 giugno 2013

Goulash


(da Cucina Moderna, gennaio 2012)
Ingredienti:
spezzatino di spalla di vitello  600 g
cipolle  2
concentrato di pomodoro  2 cucchiai
paprica  3 cucchiai
brodo di carne  3 dl
cumino  1 cucchiaio
limone non trattato  1
aglio schiacciato  2 spicchi
erba cipollina (io no!)
olio extravergine d'oliva  2 cucchiai
sale  q.b.

Preparazione:
Scaldo l'olio in un tegame di coccio, unisco le cipolle tritate finemente, e le soffriggo a fuoco basso. Dopo una decina di minuti, quando sono morbide, aggiungo il cumino, la paprica e il concentrato di pomodoro, mescolo bene e continuo a cuocere per altri cinque minuti.
Intanto, rosolo i pezzetti di carne in poco olio, in una padella antiaderente, poi li unisco al fondo di cipolla e spezie, e mescolo bene per farli insaporire; a questo punto salo, dò un'altra bella mescolata, copro col brodo caldo, metto il coperchio e lascio cuocere per due ore a fuoco bassissimo.
Una mezz'ora prima del termine della cottura, aggiungo l'aglio schiacciato e la scorza del limone grattugiata, e lascio terminare la cottura senza coperchio.

Questo piatto è perfetto, secondo me, servito su un fondo di patate lessate e tagliate a fette, con una birra ghiacciata in accompagnamento, e un brindisi a Zio Fulvio: "Ciao Ozio, accessdènied".
In alternativa, va bene anche una bella polenta.

Imparare dal vento


Vorrei imparare dal vento a respirare
dalla pioggia a cadere
dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare
e avere la pazienza delle onde di andare e venire
ricominciare a fluire.

Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare
a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi
per giorni, mesi, anni
in cui ti senti come uno che si è perso
tra obbiettivi ogni volta più grandi...
Succede perché
in un instante tutto il resto
diventa invisibile
privo di senso
e irraggiungibile per me 
succede perché
fingo
che va sempre tutto bene
ma non lo penso
in fondo.

Torneremo ad avere più tempo, e a camminare
per le strade che abbiamo scelto,
che a volte fanno male,
per avere la pazienza delle onde di andare e venire,
e non riesci a capire .

Succede perché
in un instante tutto il resto diventa invisibile,
privo di senso
e irraggiungibile per me,
succede anche se il vento porta tutto via con sé,
vivendo
ricominciare a fluire ricominciare a fluire
ricominciare a fluire
ricominciare a fluire 

(Tiromancino "Imparare dal vento")

venerdì 12 aprile 2013

Anna e il tatuatore


Ma si può, all'età mia, emozionarsi per una ragazzina di fantasia che viene baciata dal ragazzo sbagliato di fantasia per il quale si è presa una cotta colossale di fantasia?

Così scrivevo lunedì, dopo aver visto la puntata di "Un medico in famiglia" di domenica, registrata perché domenica sera ce l'eravamo perso (nziamai!). Mi sono sentita un'idiota per il cuore che mi batteva alla scena in cui Anna Martini, la piccola di famiglia, va a fare una piazzata al ragazzo del quale si è innamorata, che la respinge per proteggerla, e che si conclude con 'sto figo che la rincorre, la ferma e la bacia teneramente e con trasporto. Ho poi scoperto di non essere l'unica imbecille, ma che molte altre donne più o meno coetanee avevano vissuto la mia stessa emozione.

Rimugino da giorni su questo fatto, e rimugina che ti rimugina sono giunta a una conclusione.
Il fatto è che io me lo ricordo benissimo il mio "tatuatore". Vabbè, io di anni ne avevo venti e non diciassette, non ero proprio una bambina ma neppure una donna. Lui...anche lui era alto, era gentile, era affascinante, e soprattutto era quello sbagliato. Sbagliatissimo, per l'esattezza. Io lo sapevo, lui lo sapeva, tutti quelli che mi amavano lo sapevano, ma si sa che contro l'attrazione magnetica non si può andare. Fu una storia intensa, struggente, dal prevedibile quanto previsto finale di M, anzi come dice la mia amica D, una di quelle situazioni che "parte a razzo e finisce a cazzo" che hanno colorato tanti anni della mia adolescenza e giovinezza; questa però ha lasciato il segno come un tatuaggio invisibile a perenne monito di quale sia il tipo d'uomo da rifuggire con tutte le proprie forze a meno che non si voglia continuare a farsi del male invece di vivere felici e contenti con accanto qualcuno che sia l'uomo-per-me-fattoappostapermè.
È che nella vita di tutte noi c'è stato un Emiliano, e non è abbastanza vicino nel tempo da causarci una punta residua di dolore al cuore ma neppure tanto lontano da suscitare distacco e tenerezza per la ragazzina che siamo state. Il ricordo di lui si trova in quel limbo per via del quale non siamo ancora entrate del tutto nella parte della donna adulta (!!) anche se abbiamo dismesso da tempo e con leggerezza i panni della giovincella sgarzilla, dunque ancora è capace di urlare se sollecitato benché schiacciato da tutti i sogni che si sono realizzati e da ciò che abbiamo finalmente ricevuto e conquistato.

Infine, diciamocelo: quanto cappero è figo 'sto ragazzo che hanno preso per la parte di Emiliano?? E quella voce???

lunedì 4 febbraio 2013

Tarte tatin ai peperoni

Ingredienti:
2 peperoni rossi
1/2 scamorza affumicata
50 g di prosciutto cotto a dadini
2 cucchiai di formaggio grattugiato
1 cucchiaio di olio evo
125 g di burro
250 g di farina
1 bicchiere d'acqua
2 cucchiai di erbette di Provenza
1/2 cucchiaio scarso di sale

Preparazione:
Per prima cosa ho fatto la brisee. Ho messo nel bicchiere del mixer la farina, il burro (freddo di frigo), il sale, e le erbette, e ho frullato tutto finché non ho ottenuto una miscela briciolosa e farinosa; a questo punto ho aggiunto l'acqua, l'ho fatta incorporare e ho completato l'impasto velocemente sulla spianatoia, a mano, per ottenere una palla liscia e omogenea della consistenza della frolla, più o meno. Ho lasciato la pasta brisee alle erbe a riposare in frigo per un paio d'ore.
Ho grigliato i peperoni e li ho spellati, li ho tenuti da parte.
Ho unto il fondo di una teglia con l'olio, ho disposto i peperoni a falde con la parte esterna sul fondo, li ho salati leggermente, li ho cosparsi di formaggio grattugiato, poi di dadini di prosciutto e infine di fettine di scamorza.
Ho steso la brisee con il matterello e ho coperto i peperoni nella teglia con il disco di pasta, premendo bene sui bordi a sigillare il ripieno. Ho bucherellato la copertura con una forchetta.
Ho cotto in forno caldo a 200° per una mezz'oretta, finché la brisee non era dorata.
Poco dopo averla sfornata, ho capovolto la tarte tatin su un piatto di portata e l'ho servita tiepida.

(Prossimo progetto: tarte tatin originale, dolce!)

martedì 15 gennaio 2013

Strani supplì



Questa non è la vera ricetta dei supplì: è la mia versione, come sempre dettata dalla necessità di utitlizzare ciò che il frigo già ospita.

Stavolta ho usato del sugo con le polpette per i bambini avanzato da domenica, del riso per arancini (Gallo) comprato in offertissima, e del gouda cheese, che a me piace tanto e che il nostro miglior amico, il signor Eurospin, vende a un prezzo speciale.
Per una ricetta più come-si-deve, il web pullula di versioni e consigli. Qui ho preso la foto nel post, e curiosato per la tecnica di realizzazione. Anche qui, ottimi e utili suggerimenti.
Le quantità degli ingredienti che riporto qui sono quindi mooolto approssimative. Per il sugo ho messo le quantità che ho usato quando l'ho fatto, anche se per questi supplì ho usato quello che era rimasto.
Dunque.

Ingredienti:
500 ml circa di sugo con le polpette*
una decina di polpette di carne*
3 tazzine da caffè colme di riso per arancini
un bicchiere d'acqua bollente
150 g circa di gouda cheese
2 uova
pangrattato q.b.

Preparazione:
Ho scaldato il sugo con dentro le polpette, ho schiacciato queste ultime con la forchetta; quando era molto, molto caldo ho immerso il riso, ho portato a cottura aggiungendo l'acqua; alla fine ho ottenuto un risotto rosso molto asciutto.
Ho messo il risotto a raffreddare, steso su un largo vassoio. Quando era ben freddo, ho cominciato a comporre gli strani supplì: sulla mano sinistra aperta e inumidita sotto l'acqua corrente ho messo un pugnetto di riso, l'ho appiattito e ho adagiato al centro un quadratino di formaggio; ho coperto con un altro po' di riso, chiuso e manipolato la pallozza formando una specie di crocchetta che ho passato poi nell'uovo sbattuto e nel pangrattato, e ho adagiato su un vassoio in attesa della frittura. Ho continuato così con tutto il riso, e ho poi fritto i supplì in abbondante olio di semi di girasole, caldissimo.

* Il sugo con le polpette per i bambini
Ingredienti:
1 litro di passata di pomodoro
1/2 cipolla
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
500 g di carne macinata mista (maiale e vitello)
1 panino (rosetta)
1 bicchiere scarso di latte
sale q.b.
4 cucchiai di formaggio grattugiato (stavolta rodez)
basilico tritato a piacere
Vino a piacere (non dolce) q.b.

Preparazione
Per prima cosa metto in un tegame l'olio, la passata di pomodoro, la mezza cipolla intera e infilzata con uno stuzzicadenti, un pochino di sale grosso, l'acqua che serve a diluire i residui di passata attaccati alla bottiglia (se è bella densa come piace a me), accendo il fuoco bassissimo.
Fatto questo, spezzetto il panino e lo irroro con il latte; lo lascio lì ad ammorbidirsi mentre in una ciotola unisco carne, formaggio, basilico (in versione solo-per-grandi uso pecorino romano, pecorino sardo, grana, un trito di aglio e prezzemolo, e aggiungo pepe e un pizzico di peperoncino...e vabbé le friggo anche, le polpette, prima di calarle nel sugo), l'uovo; riprendo il panino ammorbidito nel latte, lo strizzo bene e aggiungo la poltiglia al resto. Impasto il tutto accuratamente, a mano.
Nel frattempo il sugo comincia a bollire. Con le mani leggermente bagnate di vino faccio le polpette e le calo una ad una, man mano che le faccio, nel sugo in cottura. Quando ho finito agito un po' il tegame, coperto, e lascio cuocere una per almeno una mezz'oretta.

giovedì 10 gennaio 2013

Tossica

Nella mia lunga carriera di babbiona ho collezionato un discreto numero di abbagli, che si sono naturalmente tradotti in delusioni, più o meno cocenti.
Non sono un asso nel valutare le persone. Tendo a vedere sempre prima (a volte soltanto) i lati positivi, le cose belle, delle quali mi invaghisco, e sottovaluto quelli negativi. Sottovaluto, sì. Non è che non veda i lati oscuri, solo che li minimizzo, pensando che in ogni persona ci sono luci ed ombre, che non esistono individui perfetti, e che non necessariamente i lati oscuri di una persona mi feriranno direttamente.
Mi sono sbagliata in svariate occasioni, in svariati modi, in svariati momenti.
Poi sono cresciuta. Mi sono chiusa un po'. Mi sono posta dei limiti, dei paletti, proprio perché i miei slanci non fossero nocivi, proprio per riuscire a guardare le persone da una distanza sufficiente a vederle nel complesso. Pensavo, così, di aver finalmente imparato a gestire questi slanci con equilibrio, di aver raggiunto una conoscenza di me stessa sufficientemente profonda da sapermi circondare di persone i cui lati oscuri non potessero farmi troppo male.
E infine, sei arrivata tu. Hai smontato le mie recinzioni, pezzo dopo pezzo, mi hai convinta che non ero io a guardare le persone con occhiali rosa, ma che le delusioni del passato fossero state occasioni sbagliate, abbagli del momento, e che il mio modo di essere fosse meraviglioso ai tuoi occhi, che ci fosse qualcuno che mi sente come una sorella.
Avrei dovuto imparare molto tempo fa che questa parola mi porta sfiga.
Forse avrei dovuto imparare anche che chi ha dimestichezza con le menzogne con ogni probabilità non è un amico fedele, nè affidabile.
Ecco, non voglio essere più la sorella di nessuno. Una cugina, al massimo.
Magari in una vita precedente ho commesso un sorellicidio, e in questa il mio karma è a) di non avere avuto sorelle di sangue, b) di essere ferita da coloro che mi considerano un surrogato di sorella. Devo smetterla con le figlie uniche. Quando faccio amicizia con qualcuno, devo ricordarmi di chiedere: sei figlia unica? Sì? Ok, arrivederci. Sono allergica. E la mia allergia consiste nel sentirmi di nuovo un'adolescente delusa e impreparata di fronte al mondo e ai suoi abitanti, come adesso che, di nuovo, sento di non avere i mezzi per riconoscere il pericolo e l'inganno.
Eppure, sono ostinata. Non voglio cambiare. Mi rifiuto. Voglio continuare a vedere il bello nelle persone, ad apprezzare quanto di buono hanno da dare, anche a costo di sentirmi di nuovo così l'anima bruciare di rabbia e delusione e inganno.
Perché a un certo punto ti ricordi che l'universo delle persone che ami è popolato anche da un altro genere di personaggi. Come lui, conosciuto la stessa sera in cui ho conosciuto mio marito il Duca; erano seduti uno alla mia destra, uno alla mia sinistra, e ancora oggi, dopo più di 10 anni, sono entrambi lì. Come lei, messa sul mio cammino in un luogo magico e legata al mio cuore dal filo più potente, resistente e inossidabile: Gesù Cristo. Loro, lontani in km ma presenti in ogni giorno della mia famiglia. Lei, il Cappellaio Matto, l'altra metà. O lei, la fedeltà, la stabilità, la correttezza. Ancora, lei, l'eterna compagna di vita: hai voglia a chiudere cerchi, voltare pagine, cambiare famiglia e città; siamo sempre insieme. O lei, l'angelo silenzioso: voliamo lontano, nella vita reale, ma le nostre anime non possono separarsi. Lei, sopravvissuta al tempo e ai colpi della lingua, che esiste da così tanto che non ricordiamo neppure più quanto. E sì, lei. Ancora, e sempre, e nonostante tutto. Altro che cugina.
Con nessuno di loro è stato tutto rose e fiori. Hanno i loro difetti, sono fatti a modo loro, qualcuno mi ha ferita, con qualcuno ho sbagliato, di qualcuno non mi sono presa cura quanto avrei dovuto, nel corso del tempo.
Ma non mi hanno mai considerato tossica.
Non mi mentono.
Chiamano le cose col loro nome. Mettono un certo peso nelle parole che gli escono dalla bocca e dal cuore.
Voglio che continui ad esserci sempre posto, nel mio cuore, per persone come loro. Per questo non voglio cambiare. Perché se cambiassi, se diventassi più scaltra e diffidente, queste persone non esisterebbero, nella mia vita. Il prezzo da pagare forse è recapitare qualche (più di qualche) inganno. Ma ne vale la pena.
A tutti voi, che vi siete ritrovati nelle mie parole, grazie.
E a te, che forse hai capito, chiedo scusa. Se ti ho turbata, ferita, offesa. Non era mia intenzione. Ma come un giorno mi hai detto tu, accettami per quello che sono; mi dispiace che tu soffra per colpa mia ma sono fatta così. Non ho segreti, mezze misure, peli sulla lingua, e sono negata in ogni genere di calcolo.