domenica 30 settembre 2012

Biscotti ai pistacchi e gocce di cioccolato

Oggi finalmente mi sono messa e ho fatto i cantucci delle Pellegrine Artusi. Ho seguito diligentemente la ricetta per quanto riguarda gli ingredienti, ma ho seguito un procedimento diverso perché montando le uova avrei fatto rumore, e il Duca e i piccoli dormivano beati. Poi, chiudendo la pagina del blog delle Pellegrine, l'occhio mi è caduto sui commenti e sulla versione con gocce di cioccolato, che prevede le nocciole...bè nocciole in casa non ne avevo ma avevo dei pistacchi, dunque coi primi cantucci in forno ho ricominciato da capo provando questa variante e...meraviglia!

Ingredienti:
300 g di farina
300 g di zucchero
3 uova (io 2 grandi)
2 belle manciate di pistacchi sgusciati
100 g di gocce di cioccolato (fondente)
1 cucchiaino da caffè di lievito vanigliato per dolci
1 pizzico di sale

Procedimento:
Ho riunito in un mucchio sulla spianatoia la farina, lo zucchero, il lievito, il sale, li ho mescolati un po', ho fatto un buco al centro nel quale ho messo i pistacchi, le gocce di cioccolato e le uova. Ho impastato velocemente fino ad ottenere un impasto simile a quello della pasta frolla, l'ho infarinato e diviso in cinque parti che ho modellato come dei salsicciotti, ho sistemati questi ultimi, ben distanziati fra loro, sulla placca del forno ricoperta con un foglio di carta forno.
Ho cotto i salsicciotti nel forno già caldo (175°), acceso sopra e sotto, per 15 minuti, poi li ho estratti e tagliati a fettine sottili che ho rimesso sulla placca del forno (ci sono volute due infornate) con il taglio verso l'alto a "biscottare" a 200° ventilato, per 5-6 minuti.

giovedì 20 settembre 2012

100 cose

Last updated: 30 giugno 2016

Da quando, tempo fa, mi sono imbattuta in questo post nel mio quotidiano perdermi fra i post di Mammafelice, ho sentito il bisogno di riflettere su quali siano le 100 cose che io amo di più, quelle per cui "vale la pena vivere, alzarsi al mattino, fare fatica, sorridere", quelle, piccole e grandi, che danno o aggiungono un senso all'esistenza. Quelle che, se uno ci riflette sopra, lo aiutano a vivere e ad affrontare tutto quanto.
Ho cominciato a compilare il mio elenco nell'estate del 2011, e da allora lo aggiorno ogni tanto; per il momento è pronto per il numero 65, ma sono sicura che se uno si sforza di guardare il lato bello delle cose arriverà al numero 100 prima o poi.
Le 63 cose che amo non stupiranno chi mi conosce davvero, e forse faranno sorridere qualcuno che da tempo non sorride.
E le tue 100 cose?

100 cose che amo

1.    Giorgio e Davide
2.    Alessio
3.    Il ricordo di mia mamma
4.    Cima Sappada
5.    Il mare, incazzato
6.    Il presepe di Alessio, le lucine di Natale
7.    Sentire comprensione profonda e affetto vero da un’amica che mi conosce e capisce sul serio
8.    Le coccole disinteressate degli animali
9.    Cucinare, con gusto, una cosa nuova mai sperimentata che viene benissimo al primo colpo 
10.    Poter sognare il domani: casa, estate, vacanze, feste, serate normali, una camera con due lettini, stirare i grembiuli di scuola, sfornare dolci, perché questo significa che tutto va bene, che tutto si può affrontare, che non ci sono tragedie imminenti
11.    I cartoni animati di Walt Disney
12.    L’odore di resina dei pini
13.    L’odore di camino
14.    L’abbraccio di Danilo
15.    Cisternino
16.    Ridere con la Maria Chiara
17.    Preparare e bere Vin Brulee fatto in casa con la ricetta di Silvia in pieno inverno e con gli amici giusti
18.    I giorni di tramontana di inizio settembre a Montedarena, con Roberto, Rossana e Marta
19.    Il primo freddo, il primo maglione
20.    L’autunno: aria frizzante, foglie rosse gialle arancio, profumo di terra bagnata, castagne
21.    Gli alberi
22.    Fare il bagno nell’acqua limpida e verde-azzurra del mio mare
23.    Preparare la tavola per la colazione quando ci sono amici speciali che dormono da noi
24.    Alzarsi presto al mattino, quando tutti ancora dormono, e fare tutto in silenzio
25.    Trovarsi accanto persone dalla generosità pura e diretta
26.    Il profumo del caffè
27.    Scorgere negli occhi di uno studente un guizzo di intuizione e di passione scatenato dal mio modo di insegnare
28.    La risata di Giorgio, la risata di Davide
29.    Il primo sorriso della giornata di Giorgio
30.    La vocina di Giorgio che dice “mamma”, la vocetta di Davide che dice “mamma”
31.    Il gelato al pistacchio della Gelateria del Ponte di Via D’Aquino
32.    Una nuova crema profumata per il corpo
33.    Una lunghissima doccia bollente (ma non d’estate)
34.    Una giornata all’Ikea, arrivando all’apertura e quando non c’è troppa gente
35.    Un concerto di Elisa
36.    Le canzoni vecchie di Battiato
37.    Le canzoni di De Andrè
38.    Vincere un premio inaspettato senza fare assolutamente niente
39.    Scendere in spiaggia il giorno del mio compleanno e trovare il mare pulitissimo e leggermente mosso.
40.    Un pranzo o una cena di festa, con la famiglia “stretta”, intorno al tavolo di casa di Maria.
41.    Mio padre che  torna bambino giocando sul dondolo-leva della Villa Peripato con Alessio e Giorgio dall’altra parte.
42.    La neve
43.    Scoprire che anche la situazione che sembra più bloccata si può risolvere in quattro e quattr’otto, se ci si decide a prendere il toro per le corna e a fare ciò che c’è da fare.
44.    Guardare negli occhi chiari e liquidi di Davide e sentirmi tutto il suo mondo.
45.    Il 22 novembre:  Santa Cecilia.
46.    La domenica pomeriggio: una passeggiata a piedi, in città, subito dopo pranzo, con Yuri che sta buono, lo scirocco e il sentore d’autunno, guardando le finestre delle case e immaginando scene di vita familiare.
47.    Lecce
48.    Torino
49.    I cornetti alla crema di Angelo Petrosillo
50.    I panzerotti fritti
51.    La pizza
52.    Le patatine fritte con le patate vere
53.    Il caffè
54.    Guardare “Max&Ruby” con Giorgio abbracciati sul divano
55.    Davide che appoggia la testa sulla mia spalla e mi abbraccia, salendo le scale
56.    I baci di Davide
57.    Le saponette
58.    Il pane fatto da me che cuoce nel forno a legna
59.    Tornare a casa
60.    L’arcobaleno
61.    Sentire il mio nome scandito dalla Nonna, che da più di un anno diceva solo dudududu. (02/01/2013)
62.    Andare in bicicletta
63.    Fare il bagno in mare con Davide
64.    Le polpette di Giampiero
65.    La pizza in teglia della Livornese
66.    La spiaggia libera di Lido di Classe semideserta all'inizio dell'estate
67.    Raccogliere conchiglie e legni per fare un acchiappasogni
68.    L'odore di pesce fritto a Cervia quando ci sono i mercatini dell'artigianato
69.    Qualcuno che amo che si autoinvita per qualche giorno a casa mia
70.    La sera della Madonna del Fuoco
71.    ...



giovedì 13 settembre 2012

Belli capelli

http://www.thenewwriters.com/2011/07/29/dream-weaving-words-of-light

Questa mattina molto presto ho sognato, uno di quei sogni confusi, pieni di salti spazio-temporali, catartici, che ogni tanto vengono a mettere ordine nel mio io emotivo.
Ebbene, ho sognato di assistere, invisibile, alla festa di compleanno dell'amica mamma per antonomasia, la vittima delle mie mille domande da neomamma; una festa che molto probabilmente non c'è neppure stata, in una casa che non è la sua casa, ma che mi rendo conto fosse il mix di alcune case legate a ricordi dolorosi. E so quale di quei ricordi dolorosi è stato risvegliato ieri da un foto che non vedevo da tempo, amplificato da una situazione dolorosa di oggi che non vivo come vorrei e dovrei. Dunque. A questa festa non ero stata invitata, non sapevo neppure che ci fosse/sarebbe stata, e assistevo come guardando un album di foto in movimento, allo stesso tempo contenta per la mia amica e per i partecipanti ma delusa e un po' ferita dal non essere un partecipante io stessa. Anche questo mi spiego facilmente in termini di mia mancata partecipazione, non del tutto voluta. Se bene quale recondita giustificazione mi sono data, e a quale senso di colpa ho messo inconsciamente una pezza, insomma perché mi sono punita con questa scenetta.
Ma ciò che è importante davvero nel sogno è la scena successiva. Seguendo la sensazione di intima ferita la mia mente ha trasformato lo scenario, e mi ha trasportata nella stanza dove le mie intime ferite sono state a lungo curate, dove le mie piccole e grandi debolezze hanno a lungo trovato rifugio, e nella stanza c'era lei. Bellissima, giovane, avrà avuto la mia età, coi capelli neri non troppo lunghi, folti, meravigliosi come prima,  prima di tutto, senza occhiali, con gli occhi di Davide, col pezzo di sopra di un costume e un paio di pantaloncini, le gambe a posto, leggeva tranquilla, stesa sul letto, in perfetta salute. Come tutte le volte che viene a farmi visita, mi blocco quando la vedo là, nella sua stanza, al suo posto che non è più il suo posto ma che sempre lo sarà, indecisa fra il "non è possibile, è inutile, fattene una ragione, questo non è reale" e il "goditela finché puoi", poi con un gesto, un cenno degli occhi, un guizzo indefinito, lei mi invita a lasciarmi andare, ad abbracciarla, a ghermirla, a stringerla forte da farle male, e a distruggermi di pianto stretta a lei come mai più potrò fare. E questo faccio, finché dopo poco, troppo poco, sempre troppo poco, non mi sveglio avvolta da quella sensazione di amore assoluto, incontenibile e straziante che prova una madre per il figlio e che non ho potuto dirle di aver finalmente compreso e sentito, mista a quel legame ancestrale e inattaccabile di un figlio per la madre che mi sconvolge se penso che è questo che i miei bimbi provano per me.
So che era lei. Era lei. Non era del tutto frutto della mia mente. Ma in parte sì. In parte ero anche  io. Era la visualizzazione di quella parte di me che sento dovrebbe esserci, quella parte precisa ordinata che lei ha sempre cercato di tirar fuori e alla quale mi sono sempre ribellata e in qualche modo mi ribello pure adesso, venuta fuori sotto forma di senso di colpa cosciente in un discorso fatto ieri e che sento di dover potenziare in questo inverno prima del volo lontano che farò a maggio, il primo vero lungo volo lontano da quando lei non c'è più.