mercoledì 24 febbraio 2016

Tortelloni di cavolo nero con porri e speck

Ingredienti per 4 porzioni
per la sfoglia: 3 uova intere - 3 etti di semola di grano duro - qualche spruzzo di farina 00 per la lavorazione
per il ripieno: 1 mazzetto di cavolo nero (una ventina di foglie) - 1 spicchio d'aglio - 3 cucchiai di olio evo - 1 foglia di alloro - 250 g di ricotta - 3 cucchiai di formaggio grattugiato (io Rodez) - 2 cucchiai di pangrattato - sale e pepe q.b.
per il condimento: 1 porro piccolo - 80 g di speck (circa 10 fettine) - burro q.b. - sale e pepe q.b.

Preparazione
Per prima cosa ho fatto la sfoglia, usando la planetaria col gancio a foglia, che ho lasciato a riposare per almeno mezz'ora ben coperta perché non si secchi e sviluppi glutine.
Poi ho tagliato a fettine sottilissime il porro e l'ho lasciato in acqua fredda perché assumesse un sapore più delicato in cottura.
Ho tagliato il cavolo a listarelle sottili, l'ho lavato per bene e l'ho saltato in padella con l'olio nel quale avevo prima fatto soffriggere lo spicchio d'aglio (che ho eliminato una volta dorato) e la foglia di alloro (che ho tolto alla fine), per circa 20 minuti. L'ho condito con un po' di sale e pepe, poi tritato leggermente con un mixer e lasciato raffreddare.
Ho lavorato la ricotta, condita col formaggio grattugiato, il pangrattato, sale e pepe,  con una forchetta, l'ho amalgamata al cavolo cotto e tritato e lasciato il composto a insaporire.
Ho tirato la sfoglia a mano con pochissima farina e il mattarello, formato dei quadrati con un tagliapasta, e adagiato mezzo cucchiaino di ripieno su ciascuno, chiudendoli poi a tortello (triangolo poi chiuso sul retro intorno al dito).

Messa sul fuoco una pentola di acqua per cuocere la pasta, ho preparato il condimento.
Ho fatto abbrustolire lo speck in una padella antiaderente dopo averlo tagliato a listarelle, e l'ho tenuto da parte. In una padella ho sciolto un po' di burro e vi ho versato dentro il porro, scolato, condendolo con sale e pepe e lasciandolo a stufare con un po' d'acqua calda aggiunta man mano, per circa 20 minuti.
Ho cotto i tortelloni in abbondante acqua bollente salata, l'ho tirata su col mestolo forato e messa nella padella col condimento a mantecare, insieme allo speck aggiunto all'ultimo momento.

Ho servito con parmigiano grattugiato e una spolverata leggera di pepe appena macinato.

giovedì 5 giugno 2014

Torta di mele della nonna (senza bilancia)

 
Ingredienti
2 mele
75 g di margarina
5 cucchiai di zucchero bianco
3 cucchiai di zucchero di canna
2 uova
1 pizzico di sale
10 cucchiai (colmi) di farina 00
1 bustina di lievito vanigliato
qualche cucchiaio di latte
cannella q.b.
pinoli q.b.
zucchero di canna a decorazione
1 limone (scorza grattugiata e succo)
pangrattato q.b.

Preparazione
Ho sbucciato e pulito le mele, le ho tagliate a spicchi, poi a fettine, e le ho messe in una terrina con il succo del limone.
Ho lavorato con la frusta a mano la margarina morbida con gli zuccheri e la scorza grattugiata del limone, ho incorporato le uova una alla volta col pizzico di sale, aromatizzato con la cannella e aggiunto la farina - setacciata con il lievito - poco alla volta, allungando con il latte necessario ad ottenere una crema morbida ma non liquida.
Ottenuto il composto, ho incorporato le fettine di mela scolate dal succo di limone e versato il tutto in una teglia imburrata e spolverizzata di pangrattato.
Ho decorato con i pinoli e lo zucchero di canna, e cotto in forno preriscaldato a 175° per 45 minuti circa.

martedì 27 maggio 2014

Un fiore

Ieri ho accompagnato mio padre alla visita di accertamento delle condizioni di invalidità per cui abbiamo fatto domanda di riconoscimento. Tradotto: una commissione medica ha bisogno di guardare in faccia il presunto invalido, ricevere dalle sue mani i certificati medici attestanti le varie patologie, restituirgli "le carte" che non ritiene necessarie e salutarlo con un incoraggiante "Le faremo sapere entro tre mesi tramite raccomandata". Durata della visita: minuti 6. Durata dell'attesa: 3 ore e venti. Sì, perché le 45 persone "presunte" invalide che la commissione ha visto e valutato ieri sono state convocate tutte per le ore 15. Noi che avevamo il numero 29 siamo stati ricevuti alle 18:20 e usciti dall'ufficio alle 18:30 circa, quando in attesa c'erano ancora 15 persone. Abbiamo dunque trascorso tre ore buone a osservare gli altri presunti invalidi: anziani in sedia a rotelle, zoppicanti, persone con la bombola di ossigeno portatile (che dura un'oretta circa), donne e uomini che evidentemente non sapevano dove si trovavano e si innervosivano e spaventavano, accompagnatori con la faccia della fatica di chi assiste quotidianamente una persona cara con dei seri, a volte serissimi problemi di salute. Alla fine mio padre, che ha una serie di patologie alcune molto serie altre meno, stava un fiore rispetto agli altri; stanotte ha fatto fatica a dormire e adesso è pieno di dolori e doloretti per non aver riposato ieri e per aver trascorso tanto tempo seduto scomodamente in un luogo dove non c'erano sedie sufficienti per tutti, dove una delle panchine era occupata interamente da uno dei PRESUNTI invalidi che ogni tanto si faceva una pennica supino, dove non c'era una bottiglia d'acqua, una macchinetta del caffè, una rivista, un tavolino, ma in fondo, rispetto agli altri che c'erano ieri, sta un fiore. Se stessimo parlando di un quadro di Van Gogh, sarebbero gli iris, e lui sarebbe uno di quelli ancora dentro al vaso, per capirci.


Riflessione numero uno.
Nei primi giorni d'estate Taranto è splendida: il cielo è blu pervinca, soffia un leggero vento che accarezza la pelle scaldata dal sole, il mare è struggente. La scuola sta finendo, tutti si rilassano, le colleghe tendono alla chiacchiera, gli alunni a coccolare i prof che amano, le altre mamme al nido e alla materna sorridono. Il mio cuore è stato, nelle ultime due settimane, aggredito dalla nostalgia e dell'amletico dubbio: sono pronta a rinunciare a tutto questo e a trovarmi sola, in una città che conosco pochissimo, di cui so pochissimo, quasi senza amici, ad aver freddo, a non sapere cosa fare e chi chiamare in aiuto, a ricominciare da capo saltando quasi nel buio?
Ecco, il pomeriggio di ieri ha polverizzato la mia nostalgia. Cedonsi cielo azzurro, mare struggente, radici, in luogo di civiltà, grazie.

Riflessione numero due.
In parole semplici, abbiamo chiesto allo Stato se, secondo lui, la nostra famiglia ha bisogno di un aiuto. Lo Stato dice: ok, ecco qui dei medici che per me valutano le sue condizioni cliniche, ed ecco qui un assistente sociale che redige un rapporto sulle condizioni socio-ambientali. La situazione è pressappoco la seguente.
Abbiamo un anziano, vedovo, che vive solo con diverse patologie più o meno serie, che ha bisogno di cure, di controlli medici serrati e di un monitoraggio costante, benchè non sia in pericolo di vita e sia ancora autosufficiente nella deambulazione, nell'alimentazione e nell'igiene personale (arrivederci 104 art.33). L'anziano suddetto non ha parenti stretti a parte l'unica figlia, in casa con la quale è attualmente ospite, la quale figlia è insegnante precaria, mamma di due bambini piccoli, il cui marito è insegnante precario anche lui.
Quando vado a votare, scelgo che tipo di Stato voglio risponda a domande come questa.

Quando vado a votare, penso alla mia quotidianità e al mondo che mi circonda, e stabilisco delle priorità fra i moltissimi problemi e fra le moltissime schifezze e cose da risolvere. In un mondo ideale si potrebbe fare alta filosofia e porsi come priorità quella di fare pulizia nella classe politica eccetera eccetera. Non che non sia d'accordo su questo punto, per come la penso io ognuno dovrebbe avere la propria coscienza come guida principale e non fare schifezze (perché le schifezze sono atti e scelte individuali, piccole e grandi che siano). Ma penso che sia SECONDARIO. Tutto qui.
Dunque, per quel che mi riguarda, esiste ancora qualche formazione politica che risponde come voglio io a queste domande, e scanserò nel mio voto sempre chi a queste domande è sordo e chi le considera SECONDARIE. Io. Gli altri, che votino secondo la loro, di coscienza. Tanto di cappello.

venerdì 7 febbraio 2014

Sally

Questa, è la MIA canzone.
E cantata da Vasco, non si bestemmi.

http://www.youtube.com/watch?v=1dtNaPRZHkk


Sally cammina per la strada senza nemmeno
guardare per terra
Sally è una donna che non ha più voglia
di fare la guerra
Sally ha patito troppo
Sally ha già visto che cosa
ti può crollare addosso
Sally è già stata punita
per ogni sua distrazione o debolezza
per ogni candida carezza
data per non sentire l'amarezza

Senti che fuori piove
senti che bel rumore

Sally cammina per la strada sicura
senza pensare a niente
ormai guarda la gente
con aria indifferente
Sono lontani quei momenti
quando uno sguardo provocava turbamenti
quando la vita era più facile
e si potevano mangiare anche le fragole
perché la vita è un brivido che vola via
è tutto un equilibrio sopra la follia
sopra follia

Senti che fuori piove
senti che bel rumore

Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso
del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire
alla fine un po' male
Forse alla fine di questa triste storia
qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa
e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento
con ogni suo turbamento
e come se fosse l'ultimo

Sally cammina per la strada leggera
ormai è sera
si accendono le luci dei lampioni
tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni
ed un pensiero le passa per la testa
forse la vita non è stata tutta persa
forse qualcosa s'è salvato
forse davvero non è stato poi tutto sbagliato
forse era giusto così
eheheh
forse ma forse ma si
cosa vuoi che ti dica io
senti che bel rumore


sabato 25 gennaio 2014

New Year's Resolutions #2 aka Perle di benessere


Tempo fa ho cominciato a compilare una lista di 100 motivi per cui vale la pena vivere, alzarsi la mattina, fare fatica. L'idea mi era venuta grazie a Barbara Mammafelice. La lista è ferma al numero 63, ma la aggiorno abbastanza regolarmente.
La lista che segue, invece, è più prosaica e terra-terra. Traduce il punto 3 dei miei buoni propositi 2014. Contiene le piccole cose che mi fanno sentire bene con me stessa, che mi danno sensazioni positive, piccole azioni, regali, che si possono realizzare quotidianamente, e che quando si riescono ad avere tutte insieme compongono una giornata perfetta, che si conclude con un sorriso, molte coccole e un buon sonno.

Sentirmi bella.
E quando mi sento bella io?
- Quando ho i capelli a posto.
- Quando profumo.
- Quando sono liscia e morbida.
- Con gli occhi truccati
- Con un accessorio: bracciale o orecchini. Le collane funzionano meno.
- Con la gonna.
Cantare.
Su questo bisogna lavorare.
Camminare.
Andare in bici.
Avere casa in ordine:
- Ogni cosa al suo posto, un posto per ogni cosa.
- I letti fatti.
- La cucina sgombra e pulita.
- Il bagno splendente.
- Nessuna traccia di polvere.
- Un buon odore.
Curare il blog.
Dei fiori.
In vaso, in terra. Basta che si vedano dei fiori. Ranuncoli, fiori di campo, tulipani, lysianthus, rose di giardino, ortensie, non fa differenza, basta che non siano lilium che fanno cimitero.
Stare all'aperto.
Ci siano alberi e spazio aperto, il resto è secondario.



So' proprio figlia del fiori...

Peace&Love!

[foto qui: http://www.deviantart.com/art/Hippie-Paradise-295352925]

giovedì 23 gennaio 2014

New Year's Resolutions 2014 #1

1) Pensare di meno, fare di più
2) Sentirmi libera. Da tutto, da tutti, di fare tutto.
3) Iniziare una storia d'amore con me stessa: imparare che cosa mi fa sentire e stare bene, regalarmelo (concedermelo) più spesso e senza sentire di non meritarlo.
4) Studiare.
5) Sapere dove vivremo nei prossimi 3 anni.

mercoledì 22 gennaio 2014

Impreparato


Penso troppo. E' un problema. Penso prima, durante, dopo tutto. Penso a tutto e al contrario di tutto, penso a come potrebbero andare le cose se, se, se, se tutto. Penso a come andranno, le cose, se, se, se, se tutto. Penso a come vanno le cose e perché. Penso a ciò che fanno le persone, e perché. Penso a ciò che ho fatto io, e perché, e se mai avessi fatto il contrario come sarebbe stato. Soppeso, se fossi maschio potrei anche dire senza indugio che so' peso. Penso troppo, l'ho detto. In tutto questo pensare mi si attorciglia il cervello, mi fermo, non faccio, e poi penso a perché non ho fatto. E' che mi piace trovarmi preparata nelle situazioni, e così penso che pensando, soppesando, elucubrando, arriverò preparata.
E invece no.
La vita ti mette continuamente in situazioni per cui non sei preparato, anzi si può dire che sono di più le situazioni in cui ti trovi impreparato. Quando vieni al mondo, non sei preparato. Non sei preparato per la crescita, gli ormoni, i ragazzi che ti piacciono, le persone che ti attraggono, le cose che scoprirai ti piaceranno. Per le delusioni, non sei preparato. Per l'amore, non sei preparato; quello vero, poi, arriva proprio quando non sei preparato, non te lo aspetti, sei in altre faccende affaccendato. Per la gravidanza, non sei preparata. Per i figli, non sei preparata neppure dopo che li hai e ti sei fatto un po' d'esperienza e sei convinto di capirci ormai qualcosa...allora arriva quel fatto o quella scoperta di loro che ti sorprende, ed è gioia autentica. Per la morte, non sei preparato mai, nè per quella dei tuoi cari, neppure se ti sei a lungo preparato mentalmente a digerire il rospaccio, nè tantomeno per la tua. E dunque, tutto questo mio pensare e prepararmi, a che minghia serve? A niente, lo so.
[Allora penso che non sono preparata, e invece di fare, ancora, scrivo che penso troppo. Here I am.]
Pensavo di avere bisogno di yoga per trovare l'equilibrio. Però è una cosa troppo di testa, mi farebbe pensare ancora di più. Forse ho bisogno di una cura di fare, forse ho bisogno di trovare qualcosa che non mi faccia pensare, pensare e pensare, ma mi costringa a buttarmi in mezzo al momento. Forse ho bisogno di ballare.